lunedì 17 settembre 2012

Emigrazione russa in Bulgaria; intervista con Dott. Radostin Rusev sul tema dialogo russo-bulgaro letterario e lo scambio di valori spirituali fra i due popoli


 Dialogo russo-bulgaro letterario
 
2. Intervista con Radostin Dimitrov Rusev,

 

Dottore in lettere, assistente scientifico superiore nell’Istituto di letteratura presso l’Accademia bulgara delle scienze.

Campo degli interessi scientifici: letteratura russa (XX e XXI sec.): poetica e tendenze; dialogo letterario russo-bulgaro nel XX sec.; cultura e letteratura dell’immigrazione russa in Bulgaria (gli anni 20 e 30 del XX sec.); il postmodernismo e la letteratura.

Autore della monografia “Con maschera e molte facce. Valentin Rasputin e la “prosa rurale” russa (gli anni 60 e 80 del XX sec)”. - Sofia: DIOS, 2000. Tema dell’opera di abilitazione: “Le memorie del postmodernismo nella letteratura russa”.

Compilatore e redattore delle raccolte scientifiche “La comunicazione interculturale e i modelli letterari russi.” /Comp.e red. Iliana Vladova, Hristo Manolakev, Radostin Rusev, Irina Zaharieva - Sofia: Forum “Bulgaria - Russia”, 2006 - 215 p.; “Teodor Trayanov e la sua epoca” /Comp.e redat. Stoyan Iliev, Emilia Staycheva, Radostin Rusev. - Sofia: Centro editore “Boyan Penev”, 2008 - 328 p.

Dirigente dei progetti di ricerca scientifica dell’Istituto di letteratura presso l’Accademia bulgara delle scienze “L’immigrazione letteraria russa in Bulgaria (gli anni 20 - 40 del XX sec)” e “La letteratura russa nella Rete: testi e lettura”.

Pubblicazioni più importanti (studi e articoli): “L’immigrazione letteraria russa in Bulgaria: missione spirituale, valori”. //L’esilio. Dramma e motivazione. Il ritorno delle letterature immigranti slave a casa - Sofia: Edizione accademica “Proff. Marin Drinov” ed edizione “Karina M”, 1996 pag. 229-241; La presenza immigrante russa nella vita letteraria bulgara negli anni 20 del XX sec.// L’immigrazione bianca in Bulgaria - Sofia: IK Gutenberg, 2001, pag 213-220; Giornale letterario e rivista dell’immigrazione russa in Bulgaria (1919-1941). // il Giornale Uniersità di Mosca. Seri 9. Filologia, 2002, No. 5, p. 110-121; Le coordinate postmodernistiche del testo russo. //Pensiero letterario, 2002, No. 2, p. 115-136; Per la genesi del postmodernismo letterario russo.// Problemi, nomi e scuole nella teoria delle letteratura russa nel XX sec. - Sofia: Fakel, 2003, p. 184-188; I paradossi di Isaak Babel (“Racconti di Odessa”). // La russistica bulgara, 2003, no. 3-4, p. 38-46; “Il Dialogo” Tsvetaeva - Ahmatova. // Il mondo linguistico/Orbis Linguarum, Vol 4. - Blagoevgrad, 2007, p. 101-109; Il canto dei canti di Trayanov e la poesia dei giovani simbolisti russi: dialoghi intertestuali. // Teodor Trayanov e la sua epoca. - Sofia, 2008, p. 36-47.

 

 

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1. Egregio Sig. Rusev,

Secondo molti storici, gli immigranti russi in Bulgaria rappresentano un gruppo eterogeneo  complesso, formatosi in seguito a circostanze storiche pluriennali.

Il tema del patrimonio culturale degli immigranti russi in Bulgaria durante gli anni 20 e 50 del XX sec., è attuale e relativamente poco studiata.

Nel 2002 nella rivista elettronica /tramite internet/ “Samizdat”, in Italia, ho trovato per la prima volta informazione riguardo ad un’esposizione che si è tenuta in Bulgaria e di seguito a Mosca, relativa all’immigrazione russa in Bulgaria.

Da quel momento ho cominciato a studiare meglio il problema, e ho trovato informazioni storiche e culturologiche molto importanti.

E quindi ho trovato anche i suoi interessantissimi articoli, in rapporto a questo tema.

Quand’era la prima volta che Lei ha avuto un interesse in questo campo e cosa vorrebbe comunicarci? /le Sue prime idee, obiettivi, impressioni, difficoltа, progetti ecc.

Risposta:

Il mio interesse verso il tema dell’immigrazione russa in Bulgaria nacque all’inizio degli anni 90 del secolo scorso (fino a quel momento questo problema era stato solo oggetto di critica ideologica e diniego). I primi tentativi di studiare e riflettere sul tema furono fatti dall’Istituto di letteratura presso l’Accademia bulgara delle scienze (inseguito se ne sono “appropriati” altri ricercatori - letterati, storici). In quel momento ero dottorande nell’Istituto di letteratura presso l’Accademia bulgara delle scienze, quando nella sezione “Letteratura russa” il 15 giugno 1991 venne formato un gruppo problematico “Case editrici degli immigranti bianchi e scrittori in Bulgaria nel periodo 1920-1934” con direttore Hristo Dudevski.

Il primo tema, che allora dichiarai di voler esaminare, fu “La satira nella stampa immigrante russa”. Quest’idea sorse spontaneamente, dopo aver letto una parte dei giornali e delle riviste degli immigranti, pubblicati in Bulgaria (in quel periodo l’accesso a queste fonti, era assai limitato). Ero sorpreso che l’umorismo e la satira, che sono forme più specifiche di rapporto e ricerca della realtà, in genere tradizionali per gli scrittori russi e la letteratura russa, sono molto presenti anche nella periodica immigrante. Questo che mi sembrò molto paradossale, avendo presente la tragedia e il dramma, che stanno vivendo gli immigranti russi dalla così detta “prima onda”.

 

  Secondo Lei, di che tipo è l’interesse, manifestato nei confronti della cultura dell’immigrazione russa, in Bulgaria a livello nazionale, europeo e mondiale?

 

Risposta:

Sia in Bulgaria, che all’estero esiste un interesse scientifico serio verso la cultura dell’immigrazione russa in Bulgaria. Naturalmente l’interesse più forte si rivela nella Russia - dico questo, perché me ne sono convinto dalle partecipazioni in conferenze e dai colloqui con i miei colleghi russi.

Ovviamente i tentativi degli storici e dei letterati bulgari in questo campo di ricerca durante gli ultimi dieci - venti anni, rimangono sempre inosservati, perché in una recensione del libro di B. Kodzis “Centro letterario della Russia oltre confine 1918-1939. Scrittori. Associazioni artistiche. Periodica. Stampa Libri” (Monaco di Baviera 2002) come il maggior pregio dell’opera, viene indicata l’illuminazione della vita letteraria dell’immigrazione russa nei “centri così poco studiati”, come quelli di Costantinopoli, Sofia, Kaunas, Riga, Tallinn.

Penso che la pubblicazione dei risultati delle ricerche scientifiche, realizzate dagli scienziati della cattedra “Letteratura russa (istituto di letteratura, Accademia bulgara delle scienze) sul progetto immigrazione letteraria russa in Bulgaria (gli anni 20-40 del XX sec.)” - raccolta scientifica con opere e articoli e “Vocabolario della periodica d’immigrazione russa in Bulgaria. 1920-1943.” - potrà riempire in qualche modo l’insufficienza d’informazione, riguardo la presenza immigrante letteraria in Bulgaria.

 

2. Lei è uno storico e un letterato - una buona combinazione per poter esaminare erti temi, che richiedono a tutti i costi l’utilizzo del metodo interdisciplinare.

È ben nota l’opinione unanime degli storici, che le radici della guardia bianca si celano nello sviluppo delle idee di libertà, parità e benessere da un lato, e d’altro lato, la crescita dei contrasti interni nella Russia, basata sulla diversità sociale.

Vengono conservate queste idee durante gli anni 1920-1950, risultano diverse e trovano riflesso ed espressione nella vita culturale e letteraria degli immigranti russi in Bulgaria?

 

Risposta:

Per poter capire e spiegare in profondità l’essenza dell’immigrazione russa della “prima onda”, è necessario spiegare soprattutto i valori di queste persone, i loro motivi di creare e di vivere. Siccome le successive onde di immigranti - la seconda, la terza e la quarta (“quella economica”) - richiedono un metodo di ricerca e presentazione del tutto diverso. Rispetto a tutte le altre onde, la prima è una cosa molto particolare - soprattutto un fenomeno spirituale, una prova e un esame dello spirito artistico umano.

L’attività letteraria esclusiva dei primi immigranti deriva e viene motivata dall’autocoscienza, che viene a formarsi poco a poco, che in questa immigrazione esiste una missione importantissima di conservare e sviluppare la cultura russa, esposta dopo la rivoluzione dei Bolshevik nella Russia, al pericolo di essere distrutta, che gli immigranti sono predeterminati ad essere unici portatori dello spirito nazionale russo e guardie delle tradizioni culturali. Un po’ immodesto, e persino un po’ ingenuo pensare che solo loro portano le potenze del rinascimento nazionale, che loro sono “l’embrione” della futura Russia. La dolorosa ansia per il destino della cultura spirituale russa, il timore dell’apocalisse spirituale che poù rivelarsi nel loro paese, nonchè l’ambizione di dare una risposta e una resistenza alle sfide del destino, sono le cose che riempiono di senso l’esistenza immigrante, aprono l’energia spirituale, chiamano le forze della sopravvivenza fisica e arte spirituale, in quanto questo sia possibile nelle condizioni oggettive complicate.

 


 2. Quali sono le più importanti particolarità del dialogo russo-bulgaro culturale e letterario nel XX sec.?

Può comunicarci le sue partecipazioni dirette a conferenze scientifiche, discorsi, tavole rotonde ecc.

 

Risposta:

Il XX sec. è solo uan parte della storia secolare del dialogo russo-bulgaro letterario e lo scambio di valori spirituali fra i due popoli.

Verso la fine del XIX sec. e l’inizio del XX sec., la cultura e la letteratura russa occupano un posto prioritario nella gerarchia dei valori culturali del popolo bulgaro e dell’intelligenza bulgara. La suscettibilità al loro influsso straordinario viene spiegata con la ricerca di un modello da parte della nazione bulgara risvegliata - in un momento quando questa nazione non ha ancora compreso le proprie verità e non ha formato il proprio spirito, la cultura e la letteratura russa si pongono alla base della coscienza artistica bulgara, del morale e delle idee sociali dell’arte letteraria russa, formando l’autosensazione dell’intelligenza bulgara.

Nelle varie fasi del suo sviluppo, l’influsso della letteratura russa viene sentito da molti dei poeti e degli scrittori bulgari. “Il legame russo” viene manifestata ad esempio del simbolismo bulgaro. Peyo Yavorov è orientato verso la nuova lirica francese, ma nei suoi primi tentativi artistici, si poù percepire l’influsso della lirica russa. Emanuil Popdimitrov nel proprio lavoro assomiglia molto agli inni di K. Balmont.

 

 
   Lo stesso Balmont, traducendo i versi musicali di Nikolay Liliev, segna la loro vicinanza con la poesia russa. Nella lirica di Teodor Trayanov possono essere scoperte analogie con la poesia simbolistica dell’inizio del XX sec.; il suo poema “Canto dei canti” (1924) “ricapitola” una serie dei mitologemi fondamentali del simbolismo russo, e può essere facilmente riconosciuto o letto anche come testo di qualche simbolista russo.

 

 La presenza letteraria dell’immigrazione russa negli nani 20 e 30 è una delle tendenze, dei fenomeni e dei fattori chiave, che secondo me non sono state abbastanza apprezzate, nella storia del dialogo letterario russo-bulgaro.

Alla metà del secolo e nei prossimi decenni, i processi politico-sociali, che influiscono in un certo senso la coscienza artistica e letteraria degli scrittori, nei due paesi sono analoghi, il che determina anche simili risultati artistici dal lavoro letterario. Una sincronia straordinaria e immagini, motivi, problemi e idee artistiche affini si osservano ad esempio nella letteratura degli anni 60 e 70, che pone (solo formalmente) nel centro il villaggio e la problematica rurale.

Dopo l’affascinante risonanza in Bulgaria, richiamata dal fenomeno russo “la letteratura ritornata” e la reazione dello scoppio pubblicistico nella letteratura russa alla fine degli anni 80, arriva uno dei periodi più spersonalizzati nella storia dei rapporti letterari bulgaro-russi. I processi paralleli diminuirono sempre di più, si manifestarono perfino sintomi di un certo distacco. 

 

 

Se deve caratterizzare il lavoro degli scrittori russi esiliati in Bulgaria nel periodo degli anni 20 e 50 del XX sec., che ricapitolazione farebbe?

Risposta:

L’uomo in esilio viene accompagnato da un destino complesso e triste. Lui non può lavorare con la piena capacità delle proprie forze artistiche, senza aver prima risolto il problema della sopravvivenza fisica. Inoltre anche la Bulgaria, che si trova in condizioni di esaurimento economico, non offre nessuna condizione adatta di vita e di creazione artistica. E se nonostante questo viene trovata una soluzione dei problemi materiali, lui deve ancora affrontare un ostacolo difficile. Si tratta del piansero artistico, quando all’autore gli è stata tolta la piena gioia del processo creativo, quando è stato privato della possibilità di comunicare in maniera efficace con il suo lettore. Questo dramma dell’autore immigrante, sottratto dalla propria terra, è stato appreso benissimo in un articolo del giornalista Boris Solonevich nel giornale “La voce della Russia”, intitolato “Tristezza per l’arte” Per il suo autore la vita umana ha un senso solo nel lavoro artistico intenso, e gli immigranti sono stati posti in condizioni nuove e inconsuete, in un'altra (straniera) atmosfera culturale, sono tormentati dal distacco con il loro ambiente, manca l’elemento integrale dell’arte per la patria, la riduzione dell’arte ad una semplice opera “artigiana”. Certe volte scrittori molto famosi nel proprio paese, come Aleksei Feudorov ed Evgenyi Chirikov, sono costretti a viaggiare per la Bulgaria tenendo lezioni artistico-letterarie, al solo fine di avere i mezzi per sopravvivere. Ma questo pare sia il guaio minore. Il dolore e lo scoraggiamento ancor più grave, viene provocato dal fatto che il pubblico bulgaro, con il quale hanno contatti, non sempre risulta essere in grado e all’altezza di valutare i loro sforzi e di capire la loro grande tragedia. La rivista bulgara “Forza” informa ad esempio, di una mattinata letteraria di A. Feudorov e del pittore P. Nilus nel Teatro popolare, senza nascondere la propria delusione dalla realtà spirituale bulgara, dall’impassibilità del pubblico, “venuto a smaltire la propria sbornia” e a cercare il puro divertimento. Gli umori e i messaggi dei versi letti da A. Feudorov, per le brame dell’esiliato senza casa, costretto dal destino inesorabile a rompere tutti i rapporti con la patria e a sopravvivere gli orrori del vagabondo senzatetto, rimangono del tutto alieni al pubblico bulgaro e non provocano alcuna reazione.  Succedono però anche altre cose molto più offensive, addirittura assurde - come con il giornalista militare Nikolay Surin. Non solo trascorse i suoi ultimi giorni in oblio assoluto nel suo appartamento a Sofia, ma la sua morte rimase addirittura inosservata da noi - la notizia venne divulgata da un giornale ceco.

Nonostante le grandi complessità e gli ostacoli oggettivi, gli immigranti scrittori, come ci assicura il poeta V. Nachev, hanno dato “quello che hanno potuto dare, e anche di più” e pare non ci siano motivi per smentire quest’affermazione. In realtà in Bulgaria gli immigranti scrittori russi non creano chissà quanti capolavori letterari, o produzione letteraria nella quale possono essere evidenziate nuove forme o nuovi mondi letterari. Ma nonostante ciò, con pochissime eccezioni, non solo in Bulgaria, ma per tutto il mondo, quello che hanno scritto gli scrittori russi in immigrazione in genere è assente di qualità artistiche, rispetto a quello che hanno creato prima della rivoluzione nel loro paese. Georgiy Adamovich, uno dei principali critici letterari dell’immigrazione russa, ancora agli inizi degli anni 3, giunge alla conclusione che in genere, la letteratura oltre confine è condannata e il suo compito rimane solo quello di conservarsi nel tempo, finchè non sia ritornata in Russia, cioè un compito assai più modesto dagli obiettivi che talvolta le vengono affidati e che essa si assume. Più tardi anche Andrei Siniavski, scrittore della così detta terza onda di immigranti, confessa che è impossibile creare letteratura su un terreno d’immigrazione, e che questo non è il posto dove poù nascere una cultura autonoma, quì si possono solo conservare certi autori.

 

3. Mi impressionò moltissimo il suo articolo “La presenza di immigranti russi nella vita letteraria russa negli anni 20 del XX sec.”

Potrebbe spiegar meglio i propri ragionamenti per:

a/ la vasta presenza letteraria e culturale di immigranti russi in Bulgaria come una continuazione, parte integrale dei processi e delle tendenze specifiche, attivati nel nostro paese nel periodo del suo Rinascimento;

b/ la presenza letteraria e culturale di immigranti russi in Bulgaria negli anni 20 del XX sec., come una spinta di ripensare tutti quei processi nella letteratura e nella cultura bulgara durante i decenni passati, che si sono sviluppati senza l’influsso russo.

 

Risposta:

Da molti secoli la Bulgaria e la Russia si trasmettono velori spirituali e culturali, che avvicinano i due popoli uno all’altro. Un contatto diretto fra i bulgari e i russi venne realizzato anche nel secolo scorso, quando - cacciati via dal potere del Bolshevik o cercanti salvezza dall’orrore della Guerra civile nel proprio paese - gli scienziati, gli scrittori, i giornalisti, gli artisti russi - emigranti teatrali e sociali, si trovano ad un tratto in Bulgaria, e la capitale bulgara si trasforma in uno dei centri dell’immigrazione russa con una propria vita culturale (edizione di libri, stampa periodica, scuole).

Nonostante i motivi, che l’abbiano provocata, l’invasione culturale russa in Bulgaria negli anni 20 e 30 del XX sec. - un capito non del tutto compreso e valutato nella storia dei rapporti bulgaro-russi, del dialogo interculturale bulgaro-russo - per la sua essenza, non può essere definita in altro modo, che come parte integrale e come una continuazione naturale della tendenza già esistente, di penetrazione e allargamento dell’influsso culturale della Russia nel nostro paese. 

Questa tendenza, attivata nel XVII sec., quando le chiese e i monasteri bulgari acquistano (direttamente o tramite Athon) libri ecclesiastici russi, e in seguito accelerata nel periodo del Rinascimento bulgaro attraverso gli scienziati, gli scrittori, i teatrali, gli insegnanti russi, assume un aspetto ancor più espressivo alla fine del XIX sec., dopo la liberazione del dominio turco. “L’unica fonte, dalla quale potevamo attingere beni spirituali - scrive lo scrittore bulgaro Dobri Nemirov, - fu la Russia, con la sua letteratura e la sua vita interna. La lingua russa all’inizio, divenne indispensabile in Bulgaria per l’intelligenza ideologica negli anni venti. Lei doveva leggere Pisareva, Dobrolyubova, Lavrova. […] Tutti quei movimenti ideologici degli anni 60 in Russia trovarono una terra fertile in Bulgaria, grazie all’impostazione di vita quasi identica. Una gran parte della nostra giovane intelligenza negli anni 90, cominciò a vivere con l’idealismo dei vecchi rivoluzionari russi. In seguito la Russia si trasformò in uno specchio per noi, siccome tutto quello che ci dava, veniva percepito facilmente attraverso il libro russo”.

Questo processo viene continuato e frequentato anche dall’invasione culturale russa  d’immigrazione in Bulgaria all’inizio degli anni ‘20. Se giudichiamo dall’intervento emozionale di Dora Gabe, degli autori bulgari, dall’intelligenza bulgara, questa invasione viene percepita come un fenomeno assai positivo, cioè come un catalizzatore dello sviluppo dei processi culturali e letterari bulgari e come un episodio della tendenza, già esistente, di penetrazione dell’influsso culturale russo nella realtà bulgara: “È una punizione il destino degli esiliati russi o in essa si nasconde qualche senso profondo?... le cose grandi non vengono punite, ma vengono messe alla prova: per poter crescere ancora, per oltrepassare i confini del proprio paese, per essere afferrate da Dio, e come un chicco d’oro spargerle per il mondo e divulgare il nuovo spirito. Forse anche la nostra piccola terra riuscirà ad aspettare questo chicco, e aprire le sue viscere e le sue braccia”.

 

4. È assai forte e utile anche il suo articolo “Il Giornale e la rivista letteraria dell’immigrazione russa in Bulgaria /1919-1941/”.

Con una pronta decisione, simile a molti autori stranieri, Lei sottolinea la caratteristica specifica della Bulgaria: un paese, assicurante condizioni favorevoli per l’attività socio-politica e culturale degli immigranti russi /durante il periodo di cui sopra/.

 

Risposta:

In genere (con pochissime eccezioni) la Bulgaria risulta essere veramente più che ben disposta e aperta verso gli esiliati russi, che si sono trovati sul suo territorio. È vero che in Bulgaria vengono create condizioni favorevoli per la libera divulgazione delle loro idee e movimenti socio-politici. Nonostante le sconvenienze tecniche di Sofia e la lontananza dai grossi centri d’immigrazione, dai lettori e dai propri collaboratori, gli editori di giornali preferiscono proprio la capitale bulgara di fronte a Parigi e Berlino, solo per un unico vantaggio indispensabile - il loro giornale può essere autonomo.

Sottoposti a umiliazioni ed esistenza meschina, i profughi russi si rivolgono verso le terre bulgare, sperando di incontrare la tolleranza fraterna di altri slavi, e non restano ingannati. “Certi popoli ci hanno ospitato con cuore stretto, altri - con fredda impassibilità, altri - con la falsa maschera dell’indifferenza, e solo pochi hanno aperto a noi con sincerità e amicizia le proprie braccia” - scrive il giornalista B. Ivinski, indicando in queste ultime sue parole proprio l’attitudine benevola dei bulgari. Nella sua poesia “Due patrie” (1930) la scrittrice Lyubov Stolitsa si rivolge verso la Bulgaria (“Край, столь редкостный, где чтят и любят Русь, /Край златистых лоз, и роз, и кукуруз..”) come verso la propria patria. Se desiderano (specialmente in provincia) gli immigranti russi trovano sempre lavoro, e in certi casi specialmente per i nostri “fratelli” vengono creati anche posti di lavoro inutili, viene aumentato il numero del personale, e la popolazione locale appoggia i membri delle colonie russe che ne hanno bisogno. P. Bitsili confessa che nelle scuole russe dei paesi, dove risiedono immigranti russi, quelle che offrono condizioni migliori si trovano proprio in Bulgaria - grazie alla “vasta tolleranza”, tipica del popolo bulgaro, esse godono di una grande libertà e possono conservare per intero il proprio carattere nazionale. Probabilmente da quì parte anche il forte interesse degli immigranti russi verso la vita spirituale dei bulgari, il loro desiderio di contattare e dialogare con la cultura locale.

 

 

Potrebbe indicare campi dell’influsso culturale più importanti e cambiamenti, accaduti nella vita culturale e letteraria dei bulgari, grazie all’intervento dei russi.

 

Risposta:

La vita teatrale in Bulgaria capita sotto l’influsso fortissimo dei registi, drammaturghi e scenografi russi. In questo campo, senza alcuna considerazione, si può parlare di rapporti e notevoli cambiamenti.

Nell’Università di Sofia si è formato un solido nucleo, dai nomi impressionati, di specialisti riconosciuti nei vari capi della scienza, e quindi anche l’istruzione è stata investita dall’influsso della presenza immigrante russa.

Nella letteratura i risultati dall’influеnza russa non si vedono così bene a prima vista, ma anche quì sono presenti. Avendo presente la situazione letteraria in Bulgaria di quei tempi, un incontro imprevisto e occasionale con la letteratura russa nella persona degli scrittori e dei poeti russi, noti o meno noti, è un vero e proprio regalo della sorte. Durante questi anni la letteratura bulgara sta vivendo un periodo di crisi nella propria storia. Certi sintomi di tale crisi, nonché i motivi per la sua apparizione, sono indicati dal redattore del giornale, che usciva a quel tempo, “Notizie letterarie” D.B. Mitov: la grave situazione economica riflette in maniera seria anche sulla letteratura; l’arte non è affatto oggetto di estrema necessità e per questo la richiesta di opera d’arte è assai scarsa; l’uomo bulgaro non è abituato a considerare il libro, il quadro, il teatro come delle cose indispensabili per la sua esistenza, come ad esempio il cibo, l’alloggio, il comfort; in Bulgaria mancano ancora tradizioni culturali, una forte intelligenza; le giovani generazioni di scrittori e creatori sono deboli, sono privi di moltissime cose, ma soprattutto di cultura. È stato tracciato un quadro molto angoscioso e pessimistico, che è stato trovato anche dagli immigranti russi, portanti con sè la grande cultura e le forti tradizioni della propria nazione. Quindi le possibilità, che apre il contatto con la cultura russa, personificata negli scienziati e negli scrittori immigranti russi, per il giovane pensiero artistico bulgaro, non è un fatto da tralasciare. Lo scrittore bulgaro ha molto da imparare e da prendere dall’esperienza della letteratura russa. Ad esempio - anche il campo della prosa artistica, della forma romanziera, dove il forte degli autori russi è lo spazio del realismo. Anche lo scrittore bulgaro è realista per natura, ma come dice anche B. Penev in un’analisi dei tratti principali della nostra letteratura moderna sulle pagine di “Zlatorog”, lui capita spesso in preda al realismo finale, tipico per la fantasia povera e improduttiva: non guarda spesso altro, che la realtà esterna; è come se per lui non esistesse un altro mondo, oltre al mondo circostante; si dimentica nei suoi quadri; ritiene come cosa più importante ritrarre le cose circostanti, reali, sufficienti per i sensi esterni; le immagini cge crea, sono molto oggettivi ed esterni. Nella poesia, invece, secondo B. Pundev, i nostri autori da un certo periodo di tempo, raggiungono soprattutto modelli e risultati esteri, aprendo le proprie pagine per grossi influssi stranieri. Slavofili nella loro maggioranza, gli immigranti russi in Bulgaria attraggono con le proprie idée slave anche l’intelligenza bulgara, generano impulsi per il ritorno dell’arte letteraria alle tradizioni e alle forme slave. Si sa che K. Balmont adora le letterature slave, preferendole addirittura da una letteratura, come ad esempio quella francese. Dalla Francia dove vive e crea in immigrazione, lui scrive lettere ai suoi amici bulgari, in cui consiglia tutti i poeti bulgari e slavi, a non esaltare e così tanto le qualità della lingua poetica francese, dicendo ciò non per la sola gentilezza, ma basandosi sulla propria esperienza letteraria, che il verso slavo è molto più ricco, più sonoro e caloroso.

 

 

5. Infine, mi permetto di condividere la propria opinione, relativa ai Suoi articoli, che si differenziano con i seguenti pregi:

a/ Una vasta conoscenza della cultura e della letteratura russa nel periodo 1920-1950

b/ Indica e fa citazioni di fatti storici da documenti ed edizioni periodiche

c/ Confrontando e analizzando l’arte degli immigranti russi in Bulgaria o di artisti bulgari, influiti dai loro colleghi russi, Lei ci fa vedere esempi e citazioni interessanti, che allegati ai Suoi commenti, assumono un carattere scientifico convincente, e sono un punto di riferimento sicuro per una ricerca approfondita dei singoli lati della vita culturale e letteraria dell’immigrazione russa in Bulgaria.

 

Cosa vorrebbe dirci in conclusione, e cosa avrebbe consigliato i futuri studiosi sul tema del patrimonio culturale dell’immigrazione russa in Bulgaria?

 Risposta:

Il patrimonio culturale e letterario degli immigranti russi in Bulgaria durante gli anni 20 e 30 del XX sec., è uno strato non del tutto analizzato della cultura russa. Nonostante che certi aspetti del tema sono ormai stati esaminati dagli storici e dai letterati, esso rimane un problema di ricerca. Consiglierei quelli, che ora si stanno orientando in questa direzione, di sbrigarsi - i primi immigranti russi, e anche i loro figli, ormai non sono tra i vivi, ma forse i loro nipoti potrebbero ancora essere utili nelle loro ricerche scientifiche.

 Dott.ssa Penka  Ilcheva

20.06.2008, Bulgaria
continua...

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