Dialogo russo-bulgaro letterario
2. Intervista con Radostin Dimitrov Rusev,
Dottore in lettere, assistente
scientifico superiore nell’Istituto di letteratura presso l’Accademia bulgara
delle scienze.
Campo degli interessi
scientifici: letteratura russa (XX e XXI sec.): poetica e tendenze; dialogo
letterario russo-bulgaro nel XX sec.; cultura e letteratura dell’immigrazione
russa in Bulgaria (gli anni 20 e 30 del XX sec.); il postmodernismo e la
letteratura.
Autore della monografia “Con
maschera e molte facce. Valentin Rasputin e la “prosa rurale” russa (gli anni
60 e 80 del XX sec)”. - Sofia: DIOS, 2000. Tema dell’opera di abilitazione: “Le
memorie del postmodernismo nella letteratura russa”.
Compilatore e redattore delle
raccolte scientifiche “La comunicazione interculturale e i modelli letterari
russi.” /Comp.e red. Iliana Vladova, Hristo Manolakev, Radostin Rusev, Irina
Zaharieva - Sofia: Forum “Bulgaria - Russia”, 2006 - 215 p.; “Teodor Trayanov e
la sua epoca” /Comp.e redat. Stoyan Iliev, Emilia Staycheva, Radostin Rusev. -
Sofia: Centro editore “Boyan Penev”, 2008 - 328 p.
Dirigente dei progetti di
ricerca scientifica dell’Istituto di letteratura presso l’Accademia bulgara
delle scienze “L’immigrazione letteraria russa in Bulgaria (gli anni 20 - 40
del XX sec)” e “La letteratura russa nella Rete: testi e lettura”.
Pubblicazioni più importanti
(studi e articoli): “L’immigrazione letteraria russa in Bulgaria: missione
spirituale, valori”. //L’esilio. Dramma e motivazione. Il ritorno delle
letterature immigranti slave a casa - Sofia: Edizione accademica “Proff. Marin
Drinov” ed edizione “Karina M”, 1996 pag. 229-241; La presenza immigrante russa
nella vita letteraria bulgara negli anni 20 del XX sec.// L’immigrazione bianca
in Bulgaria - Sofia: IK Gutenberg, 2001, pag 213-220; Giornale letterario e
rivista dell’immigrazione russa in Bulgaria (1919-1941). // il Giornale
Uniersità di Mosca. Seri 9. Filologia, 2002, No. 5, p. 110-121; Le coordinate
postmodernistiche del testo russo. //Pensiero letterario, 2002, No. 2, p.
115-136; Per la genesi del postmodernismo letterario russo.// Problemi, nomi e
scuole nella teoria delle letteratura russa nel XX sec. - Sofia: Fakel, 2003,
p. 184-188; I paradossi di Isaak Babel (“Racconti di Odessa”). // La russistica
bulgara, 2003, no. 3-4, p. 38-46; “Il Dialogo” Tsvetaeva - Ahmatova. // Il
mondo linguistico/Orbis Linguarum, Vol 4. - Blagoevgrad, 2007, p. 101-109; Il
canto dei canti di Trayanov e la poesia dei giovani simbolisti russi: dialoghi
intertestuali. // Teodor Trayanov e la sua epoca. - Sofia, 2008, p. 36-47.
……………………………………………………………………………………..
1. Egregio
Sig. Rusev,
Secondo molti
storici, gli immigranti russi in Bulgaria rappresentano un gruppo
eterogeneo complesso, formatosi in
seguito a circostanze storiche pluriennali.
Il tema del
patrimonio culturale degli immigranti russi in Bulgaria durante gli anni 20 e
50 del XX sec., è attuale e relativamente poco studiata.
Nel 2002 nella
rivista elettronica /tramite internet/ “Samizdat”, in Italia, ho trovato per la
prima volta informazione riguardo ad un’esposizione che si è tenuta in Bulgaria
e di seguito a Mosca, relativa all’immigrazione russa in Bulgaria.
Da quel
momento ho cominciato a studiare meglio il problema, e ho trovato informazioni
storiche e culturologiche molto importanti.
E quindi ho
trovato anche i suoi interessantissimi articoli, in rapporto a questo tema.
Quand’era la
prima volta che Lei ha avuto un interesse in questo campo e cosa vorrebbe comunicarci?
/le Sue prime idee, obiettivi, impressioni, difficoltа, progetti ecc.
Risposta:
Il mio interesse verso il tema
dell’immigrazione russa in Bulgaria nacque all’inizio degli anni 90 del secolo
scorso (fino a quel momento questo problema era stato solo oggetto di critica
ideologica e diniego). I primi tentativi di studiare e riflettere sul tema
furono fatti dall’Istituto di letteratura presso l’Accademia bulgara delle
scienze (inseguito se ne sono “appropriati” altri ricercatori - letterati,
storici). In quel momento ero dottorande nell’Istituto di letteratura presso
l’Accademia bulgara delle scienze, quando nella sezione “Letteratura russa” il
15 giugno 1991 venne formato un gruppo problematico “Case editrici degli
immigranti bianchi e scrittori in Bulgaria nel periodo 1920-1934” con direttore Hristo
Dudevski.
Il primo tema, che allora
dichiarai di voler esaminare, fu “La satira nella stampa immigrante russa”.
Quest’idea sorse spontaneamente, dopo aver letto una parte dei giornali e delle
riviste degli immigranti, pubblicati in Bulgaria (in quel periodo l’accesso a
queste fonti, era assai limitato). Ero sorpreso che l’umorismo e la satira, che
sono forme più specifiche di rapporto e ricerca della realtà, in genere
tradizionali per gli scrittori russi e la letteratura russa, sono molto
presenti anche nella periodica immigrante. Questo che mi sembrò molto
paradossale, avendo presente la tragedia e il dramma, che stanno vivendo gli
immigranti russi dalla così detta “prima onda”.
Secondo Lei, di che tipo è l’interesse,
manifestato nei confronti della cultura dell’immigrazione russa, in Bulgaria a
livello nazionale, europeo e mondiale?
Risposta:
Sia in Bulgaria, che all’estero esiste un
interesse scientifico serio verso la cultura dell’immigrazione russa in
Bulgaria. Naturalmente l’interesse più forte si rivela nella Russia - dico
questo, perché me ne sono convinto dalle partecipazioni in conferenze e dai
colloqui con i miei colleghi russi.
Ovviamente i tentativi degli storici e dei
letterati bulgari in questo campo di ricerca durante gli ultimi dieci - venti
anni, rimangono sempre inosservati, perché in una recensione del libro di B.
Kodzis “Centro letterario della Russia oltre confine 1918-1939. Scrittori.
Associazioni artistiche. Periodica. Stampa Libri” (Monaco di Baviera 2002) come
il maggior pregio dell’opera, viene indicata l’illuminazione della vita
letteraria dell’immigrazione russa nei “centri così poco studiati”, come quelli
di Costantinopoli, Sofia, Kaunas, Riga, Tallinn.
Penso che la pubblicazione dei risultati
delle ricerche scientifiche, realizzate dagli scienziati della cattedra
“Letteratura russa (istituto di letteratura, Accademia bulgara delle scienze)
sul progetto immigrazione letteraria russa in Bulgaria (gli anni 20-40 del XX sec.)”
- raccolta scientifica con opere e articoli e “Vocabolario della periodica
d’immigrazione russa in Bulgaria. 1920-1943.” - potrà riempire in qualche modo
l’insufficienza d’informazione, riguardo la presenza immigrante letteraria in
Bulgaria.
2. Lei è uno
storico e un letterato - una buona combinazione per poter esaminare erti temi,
che richiedono a tutti i costi l’utilizzo del metodo interdisciplinare.
È ben nota
l’opinione unanime degli storici, che le radici della guardia bianca si celano
nello sviluppo delle idee di libertà, parità e benessere da un lato, e d’altro
lato, la crescita dei contrasti interni nella Russia, basata sulla diversità
sociale.
Vengono
conservate queste idee durante gli anni 1920-1950, risultano diverse e trovano
riflesso ed espressione nella vita culturale e letteraria degli immigranti
russi in Bulgaria?
Risposta:
Per poter capire e spiegare in profondità
l’essenza dell’immigrazione russa della “prima onda”, è necessario spiegare
soprattutto i valori di queste persone, i loro motivi di creare e di vivere.
Siccome le successive onde di immigranti - la seconda, la terza e la quarta
(“quella economica”) - richiedono un metodo di ricerca e presentazione del
tutto diverso. Rispetto a tutte le altre onde, la prima è una cosa molto
particolare - soprattutto un fenomeno
spirituale, una prova e un esame dello spirito artistico umano.
L’attività letteraria esclusiva dei primi
immigranti deriva e viene motivata dall’autocoscienza, che viene a formarsi
poco a poco, che in questa immigrazione esiste una missione importantissima di
conservare e sviluppare la cultura russa, esposta dopo la rivoluzione dei
Bolshevik nella Russia, al pericolo di essere distrutta, che gli immigranti
sono predeterminati ad essere unici portatori dello spirito nazionale russo e
guardie delle tradizioni culturali. Un po’ immodesto, e persino un po’ ingenuo
pensare che solo loro portano le potenze del rinascimento nazionale, che loro
sono “l’embrione” della futura Russia. La dolorosa ansia per il destino della
cultura spirituale russa, il timore dell’apocalisse spirituale che poù
rivelarsi nel loro paese, nonchè l’ambizione di dare una risposta e una
resistenza alle sfide del destino, sono le cose che riempiono di senso
l’esistenza immigrante, aprono l’energia spirituale, chiamano le forze della
sopravvivenza fisica e arte spirituale, in quanto questo sia possibile nelle
condizioni oggettive complicate.
Può comunicarci
le sue partecipazioni dirette a conferenze scientifiche, discorsi, tavole
rotonde ecc.
Risposta:
Il XX sec. è solo uan parte della storia
secolare del dialogo russo-bulgaro letterario e lo scambio di valori spirituali
fra i due popoli.
Verso la fine del XIX sec. e l’inizio del XX
sec., la cultura e la letteratura russa occupano un posto prioritario nella
gerarchia dei valori culturali del popolo bulgaro e dell’intelligenza bulgara.
La suscettibilità al loro influsso straordinario viene spiegata con la ricerca
di un modello da parte della nazione bulgara risvegliata - in un momento quando
questa nazione non ha ancora compreso le proprie verità e non ha formato il
proprio spirito, la cultura e la letteratura russa si pongono alla base della
coscienza artistica bulgara, del morale e delle idee sociali dell’arte
letteraria russa, formando l’autosensazione dell’intelligenza bulgara.
Nelle varie fasi del suo sviluppo,
l’influsso della letteratura russa viene sentito da molti dei poeti e degli
scrittori bulgari. “Il legame russo” viene manifestata ad esempio del
simbolismo bulgaro. Peyo Yavorov è orientato verso la nuova lirica francese, ma
nei suoi primi tentativi artistici, si poù percepire l’influsso della lirica
russa. Emanuil Popdimitrov nel proprio lavoro assomiglia molto agli inni di K.
Balmont.
La presenza letteraria dell’immigrazione
russa negli nani 20 e 30 è una delle tendenze, dei fenomeni e dei fattori
chiave, che secondo me non sono state abbastanza apprezzate, nella storia del
dialogo letterario russo-bulgaro.
Alla metà del secolo e nei prossimi decenni,
i processi politico-sociali, che influiscono in un certo senso la coscienza
artistica e letteraria degli scrittori, nei due paesi sono analoghi, il che
determina anche simili risultati artistici dal lavoro letterario. Una sincronia
straordinaria e immagini, motivi, problemi e idee artistiche affini si
osservano ad esempio nella letteratura degli anni 60 e 70, che pone (solo
formalmente) nel centro il villaggio e la problematica rurale.
Dopo l’affascinante risonanza in Bulgaria,
richiamata dal fenomeno russo “la letteratura ritornata” e la reazione dello
scoppio pubblicistico nella letteratura russa alla fine degli anni 80, arriva
uno dei periodi più spersonalizzati nella storia dei rapporti letterari
bulgaro-russi. I processi paralleli diminuirono sempre di più, si manifestarono
perfino sintomi di un certo distacco.
Se deve
caratterizzare il lavoro degli scrittori russi esiliati in Bulgaria nel periodo
degli anni 20 e 50 del XX sec., che ricapitolazione farebbe?
Risposta:
L’uomo in esilio viene accompagnato da un
destino complesso e triste. Lui non può lavorare con la piena capacità delle
proprie forze artistiche, senza aver prima risolto il problema della
sopravvivenza fisica. Inoltre anche la Bulgaria , che si trova in condizioni di
esaurimento economico, non offre nessuna condizione adatta di vita e di
creazione artistica. E se nonostante questo viene trovata una soluzione dei
problemi materiali, lui deve ancora affrontare un ostacolo difficile. Si tratta
del piansero artistico, quando all’autore gli è stata tolta la piena gioia del
processo creativo, quando è stato privato della possibilità di comunicare in
maniera efficace con il suo lettore. Questo dramma dell’autore immigrante,
sottratto dalla propria terra, è stato appreso benissimo in un articolo del
giornalista Boris Solonevich nel giornale “La voce della Russia”, intitolato “Tristezza
per l’arte” Per il suo autore la vita umana ha un senso solo nel lavoro
artistico intenso, e gli immigranti sono stati posti in condizioni nuove e
inconsuete, in un'altra (straniera) atmosfera culturale, sono tormentati dal
distacco con il loro ambiente, manca l’elemento integrale dell’arte per la
patria, la riduzione dell’arte ad una semplice opera “artigiana”. Certe volte
scrittori molto famosi nel proprio paese, come Aleksei Feudorov ed Evgenyi
Chirikov, sono costretti a viaggiare per la Bulgaria tenendo lezioni artistico-letterarie, al
solo fine di avere i mezzi per sopravvivere. Ma questo pare sia il guaio
minore. Il dolore e lo scoraggiamento ancor più grave, viene provocato dal
fatto che il pubblico bulgaro, con il quale hanno contatti, non sempre risulta
essere in grado e all’altezza di valutare i loro sforzi e di capire la loro grande
tragedia. La rivista bulgara “Forza” informa ad esempio, di una mattinata
letteraria di A. Feudorov e del pittore P. Nilus nel Teatro popolare, senza
nascondere la propria delusione dalla realtà spirituale bulgara,
dall’impassibilità del pubblico, “venuto a smaltire la propria sbornia” e a
cercare il puro divertimento. Gli umori e i messaggi dei versi letti da A.
Feudorov, per le brame dell’esiliato senza casa, costretto dal destino
inesorabile a rompere tutti i rapporti con la patria e a sopravvivere gli
orrori del vagabondo senzatetto, rimangono del tutto alieni al
pubblico bulgaro e non provocano alcuna reazione. Succedono però anche altre cose molto più
offensive, addirittura assurde - come con il giornalista militare Nikolay
Surin. Non solo trascorse i suoi ultimi giorni in oblio assoluto nel suo
appartamento a Sofia, ma la sua morte rimase addirittura inosservata da noi -
la notizia venne divulgata da un giornale ceco.
Nonostante le grandi complessità e gli
ostacoli oggettivi, gli immigranti scrittori, come ci assicura il poeta V.
Nachev, hanno dato “quello che hanno potuto dare, e anche di più” e pare non ci
siano motivi per smentire quest’affermazione. In realtà in Bulgaria gli
immigranti scrittori russi non creano chissà quanti capolavori letterari, o
produzione letteraria nella quale possono essere evidenziate nuove forme o
nuovi mondi letterari. Ma nonostante ciò, con pochissime eccezioni, non solo in
Bulgaria, ma per tutto il mondo, quello che hanno scritto gli scrittori russi
in immigrazione in genere è assente di qualità artistiche, rispetto a quello
che hanno creato prima della rivoluzione nel loro paese. Georgiy Adamovich, uno
dei principali critici letterari dell’immigrazione russa, ancora agli inizi
degli anni 3, giunge alla conclusione che in genere, la letteratura oltre
confine è condannata e il suo compito rimane solo quello di conservarsi nel
tempo, finchè non sia ritornata in Russia, cioè un compito assai più modesto
dagli obiettivi che talvolta le vengono affidati e che essa si assume. Più
tardi anche Andrei Siniavski, scrittore della così detta terza onda di
immigranti, confessa che è impossibile creare letteratura su un terreno
d’immigrazione, e che questo non è il posto dove poù nascere una cultura
autonoma, quì si possono solo conservare certi autori.
Potrebbe
spiegar meglio i propri ragionamenti per:
a/ la vasta
presenza letteraria e culturale di immigranti russi in Bulgaria come una
continuazione, parte integrale dei processi e delle tendenze specifiche,
attivati nel nostro paese nel periodo del suo Rinascimento;
b/ la presenza
letteraria e culturale di immigranti russi in Bulgaria negli anni 20 del XX
sec., come una spinta di ripensare tutti quei processi nella letteratura e
nella cultura bulgara durante i decenni passati, che si sono sviluppati senza
l’influsso russo.
Risposta:
Da molti secoli la Bulgaria e la Russia si trasmettono
velori spirituali e culturali, che avvicinano i due popoli uno all’altro. Un
contatto diretto fra i bulgari e i russi venne realizzato anche nel secolo
scorso, quando - cacciati via dal potere del Bolshevik o cercanti salvezza
dall’orrore della Guerra civile nel proprio paese - gli scienziati, gli
scrittori, i giornalisti, gli artisti russi - emigranti teatrali e sociali, si
trovano ad un tratto in Bulgaria, e la capitale bulgara si trasforma in uno dei
centri dell’immigrazione russa con una propria vita culturale (edizione di
libri, stampa periodica, scuole).
Nonostante i motivi, che l’abbiano
provocata, l’invasione culturale russa in Bulgaria negli anni 20 e 30 del XX
sec. - un capito non del tutto compreso e valutato nella storia dei rapporti
bulgaro-russi, del dialogo interculturale bulgaro-russo - per la sua essenza,
non può essere definita in altro modo, che come parte integrale e come una
continuazione naturale della tendenza già esistente, di penetrazione e
allargamento dell’influsso culturale della Russia nel nostro paese.
Questa tendenza, attivata nel XVII sec.,
quando le chiese e i monasteri bulgari acquistano (direttamente o tramite
Athon) libri ecclesiastici russi, e in seguito accelerata nel periodo del
Rinascimento bulgaro attraverso gli scienziati, gli scrittori, i teatrali, gli
insegnanti russi, assume un aspetto ancor più espressivo alla fine del XIX
sec., dopo la liberazione del dominio turco. “L’unica fonte, dalla quale
potevamo attingere beni spirituali - scrive lo scrittore bulgaro Dobri Nemirov,
- fu la Russia ,
con la sua letteratura e la sua vita interna. La lingua russa all’inizio,
divenne indispensabile in Bulgaria per l’intelligenza ideologica negli anni
venti. Lei doveva leggere Pisareva, Dobrolyubova, Lavrova. […] Tutti quei
movimenti ideologici degli anni 60
in Russia trovarono una terra fertile in Bulgaria,
grazie all’impostazione di vita quasi identica. Una gran parte della nostra
giovane intelligenza negli anni 90, cominciò a vivere con l’idealismo dei
vecchi rivoluzionari russi. In seguito la Russia si trasformò in uno specchio per noi,
siccome tutto quello che ci dava, veniva percepito facilmente attraverso il
libro russo”.
Questo processo viene continuato e
frequentato anche dall’invasione culturale russa d’immigrazione in Bulgaria all’inizio degli
anni ‘20. Se giudichiamo dall’intervento emozionale di Dora Gabe, degli autori
bulgari, dall’intelligenza bulgara, questa invasione viene percepita come un
fenomeno assai positivo, cioè come un catalizzatore dello sviluppo dei processi
culturali e letterari bulgari e come un episodio della tendenza, già esistente,
di penetrazione dell’influsso culturale russo nella realtà bulgara: “È una
punizione il destino degli esiliati russi o in essa si nasconde qualche senso
profondo?... le cose grandi non vengono punite, ma vengono messe alla prova:
per poter crescere ancora, per oltrepassare i confini del proprio paese, per
essere afferrate da Dio, e come un chicco d’oro spargerle per il mondo e
divulgare il nuovo spirito. Forse anche la nostra piccola terra riuscirà ad
aspettare questo chicco, e aprire le sue viscere e le sue braccia”.
4. È assai
forte e utile anche il suo articolo “Il Giornale e la rivista letteraria
dell’immigrazione russa in Bulgaria /1919-1941/”.
Con una pronta
decisione, simile a molti autori stranieri, Lei sottolinea la caratteristica
specifica della Bulgaria: un paese, assicurante condizioni favorevoli per
l’attività socio-politica e culturale degli immigranti russi /durante il
periodo di cui sopra/.
Risposta:
In genere (con pochissime eccezioni) la Bulgaria risulta essere
veramente più che ben disposta e aperta verso gli esiliati russi, che si sono
trovati sul suo territorio. È vero che in Bulgaria vengono create condizioni
favorevoli per la libera divulgazione delle loro idee e movimenti
socio-politici. Nonostante le sconvenienze tecniche di Sofia e la lontananza
dai grossi centri d’immigrazione, dai lettori e dai propri collaboratori, gli
editori di giornali preferiscono proprio la capitale bulgara di fronte a Parigi
e Berlino, solo per un unico vantaggio indispensabile - il loro giornale può
essere autonomo.
Sottoposti a umiliazioni ed esistenza
meschina, i profughi russi si rivolgono verso le terre bulgare, sperando di
incontrare la tolleranza fraterna di altri slavi, e non restano ingannati.
“Certi popoli ci hanno ospitato con cuore stretto, altri - con fredda
impassibilità, altri - con la falsa maschera dell’indifferenza, e solo pochi
hanno aperto a noi con sincerità e amicizia le proprie braccia” - scrive il
giornalista B. Ivinski, indicando in queste ultime sue parole proprio
l’attitudine benevola dei bulgari. Nella sua poesia “Due patrie” (1930) la
scrittrice Lyubov Stolitsa si rivolge verso la Bulgaria (“Край, столь редкостный, где чтят и любят Русь, /Край златистых лоз, и роз,
и кукуруз..”)
come verso la propria patria. Se desiderano (specialmente in provincia) gli
immigranti russi trovano sempre lavoro, e in certi casi specialmente per i
nostri “fratelli” vengono creati anche posti di lavoro inutili, viene aumentato
il numero del personale, e la popolazione locale appoggia i membri delle
colonie russe che ne hanno bisogno. P. Bitsili confessa che nelle scuole russe
dei paesi, dove risiedono immigranti russi, quelle che offrono condizioni
migliori si trovano proprio in Bulgaria - grazie alla “vasta tolleranza”,
tipica del popolo bulgaro, esse godono di una grande libertà e possono
conservare per intero il proprio carattere nazionale. Probabilmente da quì parte
anche il forte interesse degli immigranti russi verso la vita spirituale dei
bulgari, il loro desiderio di contattare e dialogare con la cultura locale.
Potrebbe
indicare campi dell’influsso culturale più importanti e cambiamenti, accaduti
nella vita culturale e letteraria dei bulgari, grazie all’intervento dei russi.
Risposta:
La vita teatrale in Bulgaria capita sotto
l’influsso fortissimo dei registi, drammaturghi e scenografi russi. In questo
campo, senza alcuna considerazione, si può parlare di rapporti e notevoli
cambiamenti.
Nell’Università di Sofia si è formato un
solido nucleo, dai nomi impressionati, di specialisti riconosciuti nei vari
capi della scienza, e quindi anche l’istruzione è stata investita dall’influsso
della presenza immigrante russa.
Nella letteratura i risultati dall’influеnza
russa non si vedono così bene a prima vista, ma anche quì sono presenti. Avendo
presente la situazione letteraria in Bulgaria di quei tempi, un incontro
imprevisto e occasionale con la letteratura russa nella persona degli scrittori
e dei poeti russi, noti o meno noti, è un vero e proprio regalo della sorte.
Durante questi anni la letteratura bulgara sta vivendo un periodo di crisi
nella propria storia. Certi sintomi di tale crisi, nonché i motivi per la sua
apparizione, sono indicati dal redattore del giornale, che usciva a quel tempo,
“Notizie letterarie” D.B. Mitov: la grave situazione economica riflette in
maniera seria anche sulla letteratura; l’arte non è affatto oggetto di estrema
necessità e per questo la richiesta di opera d’arte è assai scarsa; l’uomo
bulgaro non è abituato a considerare il libro, il quadro, il teatro come delle
cose indispensabili per la sua esistenza, come ad esempio il cibo, l’alloggio,
il comfort; in Bulgaria mancano ancora tradizioni culturali, una forte
intelligenza; le giovani generazioni di scrittori e creatori sono deboli, sono
privi di moltissime cose, ma soprattutto di cultura. È stato tracciato un
quadro molto angoscioso e pessimistico, che è stato trovato anche dagli
immigranti russi, portanti con sè la grande cultura e le forti tradizioni della
propria nazione. Quindi le possibilità, che apre il contatto con la cultura
russa, personificata negli scienziati e negli scrittori immigranti russi, per
il giovane pensiero artistico bulgaro, non è un fatto da tralasciare. Lo
scrittore bulgaro ha molto da imparare e da prendere dall’esperienza della
letteratura russa. Ad esempio - anche il campo della prosa artistica, della
forma romanziera, dove il forte degli autori russi è lo spazio del realismo.
Anche lo scrittore bulgaro è realista per natura, ma come dice anche B. Penev
in un’analisi dei tratti principali della nostra letteratura moderna sulle
pagine di “Zlatorog”, lui capita spesso in preda al realismo finale, tipico per
la fantasia povera e improduttiva: non guarda spesso altro, che la realtà
esterna; è come se per lui non esistesse un altro mondo, oltre al mondo
circostante; si dimentica nei suoi quadri; ritiene come cosa più importante
ritrarre le cose circostanti, reali, sufficienti per i sensi esterni; le
immagini cge crea, sono molto oggettivi ed esterni. Nella poesia, invece,
secondo B. Pundev, i nostri autori da un certo periodo di tempo, raggiungono
soprattutto modelli e risultati esteri, aprendo le proprie pagine per grossi
influssi stranieri. Slavofili nella loro maggioranza, gli immigranti russi in
Bulgaria attraggono con le proprie idée slave anche l’intelligenza bulgara,
generano impulsi per il ritorno dell’arte letteraria alle tradizioni e alle
forme slave. Si sa che K. Balmont adora le letterature slave, preferendole
addirittura da una letteratura, come ad esempio quella francese. Dalla Francia
dove vive e crea in immigrazione, lui scrive lettere ai suoi amici bulgari, in
cui consiglia tutti i poeti bulgari e slavi, a non esaltare e così tanto le
qualità della lingua poetica francese, dicendo ciò non per la sola gentilezza,
ma basandosi sulla propria esperienza letteraria, che il verso slavo è molto
più ricco, più sonoro e caloroso.
5. Infine, mi
permetto di condividere la propria opinione, relativa ai Suoi articoli, che si
differenziano con i seguenti pregi:
a/ Una vasta
conoscenza della cultura e della letteratura russa nel periodo 1920-1950
b/ Indica e fa
citazioni di fatti storici da documenti ed edizioni periodiche
c/
Confrontando e analizzando l’arte degli immigranti russi in Bulgaria o di
artisti bulgari, influiti dai loro colleghi russi, Lei ci fa vedere esempi e
citazioni interessanti, che allegati ai Suoi commenti, assumono un carattere
scientifico convincente, e sono un punto di riferimento sicuro per una ricerca
approfondita dei singoli lati della vita culturale e letteraria
dell’immigrazione russa in Bulgaria.
Cosa vorrebbe
dirci in conclusione, e cosa avrebbe consigliato i futuri studiosi sul tema del
patrimonio culturale dell’immigrazione russa in Bulgaria?
Il patrimonio culturale e letterario degli
immigranti russi in Bulgaria durante gli anni 20 e 30 del XX sec., è uno strato
non del tutto analizzato della cultura russa. Nonostante che certi aspetti del
tema sono ormai stati esaminati dagli storici e dai letterati, esso rimane un
problema di ricerca. Consiglierei quelli, che ora si stanno orientando in
questa direzione, di sbrigarsi - i primi immigranti russi, e anche i loro
figli, ormai non sono tra i vivi, ma forse i loro nipoti potrebbero ancora
essere utili nelle loro ricerche scientifiche.
20.06.2008,
Bulgaria
continua...