L’emigrazione russa in Bulgaria
Negli anni ’90 si osservano dei
cambiamenti nell’interpretazione del tema anche in Bulgaria. La nuova congiuntura
politica capovolge automaticamente di segno di valutazione. Dal diniego
completo, si va verso l’atro estremo - l’esaltazione superlativa dell’immigrazione
russa. Insieme alla nuova caratteristica, si osserva anche un’altra tendenza,
che viene espressa soprattutto da autori impegnati nel periodo precedente, che
continuano a trattare certe questioni d’immigrazione, diventando loro stessi negatori
delle propri opinioni fino a quel momento.
In parte, i problemi nei
rapporti della Bulgaria verso i profughi russi, sono stati esaminati anche
nelle opere di scienziati dalla Yugoslavia, dalla Cecoslovacchia, dalla Francia
dagli Stati Uniti ecc. La maggior parte degli autori sono corretti e indicano la Bulgaria fra i paesi che
hanno realizzato le migliori condizioni per l’esistenza dei profughi russi.
I rapporti bulgaro-russi, in primo luogo, devono essere esaminati nel
contesto della situazione internazionale generale e dello sviluppo dell’URSS.
Si sa bene, che la maggior parte dell’immigrazione cerca di trarre un vantaggio
da ogni campagna antisovietica, e non accetta bene i tentativi di
riconoscimento diplomatico dell’Unione sovietica da parte degli stati
dell’Europa occidentale. D’altronde, l’accoglimento dell’URSS nella politica
internazionale durante gli anni ’30, ha portato all’apparizione di certe
correnti fra l’immigrazione, cercanti di trovare un compromesso fra il potere
sovietico e il monarchico.
In secondo luogo si deve considerare che la problematica immigrante
russa nei singoli paesi non ha solamente aspetti regionali. Essa è in stretta
dipendenza con certi processi generali, che si osservano in tutti gli stati
della diaspora russa, la maggior parte dei quali sono stati iniziati e diretti
dall’Ufficio internazionale Nansen per i rifugiati presso le Nazioni unite.
In terzo luogo devono essere superati anche certi stereotipi e
stratificazioni per quanto riguarda gli immigranti russi. Con l’indebolimento
del paradigma di confronto, come una base delle ricerche storiche, fu
abbandonata la valutazione di classe per l’immigrazione russa. È necessario
però, lasciare anche i paradigmi sorti nello stesso ambito immigrante e legati
alle autovalutazioni elevate. Essi possono essere riscontrati in quasi tutti i
rapporti, edizioni commemorative, ricordi e altri materiali degli immigranti
russi e associazioni immigranti in Bulgaria, pubblicati negli anni ’20 e ’30 del
XX sec. Da lì, agli inizi degli anni ’90 furono trasferiti nella pubblicistica,
per soddisfare l’interesse verso la problematica. Il correttivo si avrà durante
il confronto delle proprie autovalutazioni immigranti con l’analisi della
documentazione storica.
E non per ultimo, si deve valutare il carattere interdisciplinare della
problematica, che richiede un’integrazione dei risultati di tutte le scienze
umanitarie nella sua ricerca.
Esistono molte somiglianze
nel rapporto delle autorità ufficiali verso gli immigranti russi negli stati
con influsso sovietico, predeterminati dai processi della loro trasformazione
in satelliti sovietici. In seguito a tale processo, in questi paesi vengono
accettate le valutazioni di classe dell’immigrazione russa e viene condotta una
politica tendenziosa per la loro spersonalizzazione e denazionalizzazione. Ecco
perché per la Bulgaria
e per questo gruppo di paesi, il limite superiore di questo tema deve essere
spostato verso la fine degli anni ’50, quando l’immigrazione russa non esiste
più come una comunità nazionale separata.
La prima fase dei rapporti della Bulgaria con gli immigranti russi
comprende il periodo dal 1919 al 1923. In quel periodo nel paese cominciano a
stanziarsi i primi gruppi di profughi e contingenti militari e comincia il processo
del loro adattamento iniziale. La politica del governo nei loro confronti è inconseguente
e contraddittoria, in seguito al tentativo di Al. Stamboliyski di realizzare
rapporti amichevoli con la
Russia Sovietica e la pressione delle truppe dell’Intesa e
delle Nazioni Unite.
La stagnazione nei rapporti bulgaro-sovietici, dopo la rivoluzione del 9
giugno 1923, durata fino al 19 maggio 1934, definisce le cornici cronologiche e
il contenuto della seconda fase. Dopo aver perso la prospettiva di tornare per sempre
nella patria, con la collaborazione dei governi dell’Intesa democratica e del
Blocco popolare, i profughi russi si sistemano durevolmente in Bulgaria. Le
autorità tollerano la loro identità nazionale, e in seguito si realizza una
vera e propria fioritura dell’opera scientifica russa e dell’autoorganizzazione
dei russi.
Il terzo periodo comincia dalla determinazione dei rapporti
bulgaro-sovietici durante il mese di luglio del 1934, e finisce il 9 settembre
1944, quando in Bulgaria si sistemano le formazioni sovietiche. Quì possiamo
differenziare due sottoperiodi, distinti dall’annessione del paese al Patto
trilaterale il 1 marzo 1941. L’arrivo al potere del governo dei rivoluzionari
del 19 maggio e la determinazione dei rapporti bulgaro-russi, nel mese di
luglio 1934, introducono dei correttivi seri nella politica dello stato bulgaro
verso gli immigranti russi. Esso tende a
liquidare gradualmente l’identintà nazionale russa. Questa tendenza continua
anche durante la seconda guerra mondiale, ormai come risultato del collegamento
della Bulgaria con il gruppo contrastante l’URSS.
L’ultimo periodo, della storia dell’immigrazione russa in Bulgaria,
inizia il 9 settembre 1944 e termina alla fine degli anni ’50, con la sua
disintegrazione totale come minoranza russa. Esso è dominato dalla presenza
sovietica nel paese e dalla politica di trasformazione in satellite sovietico...
CONTINUA nei prossimi post
( La Raccolta nasce dall'idea di creare un racconto che contiene tanti altri racconti e libri sul tema - nella speranza di riformare l'insegnamento ed il pensiero per la cultura russa e quella bulgara negli anni 1920-1950 del 20-mo secolo. Tutti dati citati sono documentati.)
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