lunedì 17 settembre 2012

Emigrazione russa in Bulgaria; intervista con Dott. Radostin Rusev sul tema dialogo russo-bulgaro letterario e lo scambio di valori spirituali fra i due popoli


 Dialogo russo-bulgaro letterario
 
2. Intervista con Radostin Dimitrov Rusev,

 

Dottore in lettere, assistente scientifico superiore nell’Istituto di letteratura presso l’Accademia bulgara delle scienze.

Campo degli interessi scientifici: letteratura russa (XX e XXI sec.): poetica e tendenze; dialogo letterario russo-bulgaro nel XX sec.; cultura e letteratura dell’immigrazione russa in Bulgaria (gli anni 20 e 30 del XX sec.); il postmodernismo e la letteratura.

Autore della monografia “Con maschera e molte facce. Valentin Rasputin e la “prosa rurale” russa (gli anni 60 e 80 del XX sec)”. - Sofia: DIOS, 2000. Tema dell’opera di abilitazione: “Le memorie del postmodernismo nella letteratura russa”.

Compilatore e redattore delle raccolte scientifiche “La comunicazione interculturale e i modelli letterari russi.” /Comp.e red. Iliana Vladova, Hristo Manolakev, Radostin Rusev, Irina Zaharieva - Sofia: Forum “Bulgaria - Russia”, 2006 - 215 p.; “Teodor Trayanov e la sua epoca” /Comp.e redat. Stoyan Iliev, Emilia Staycheva, Radostin Rusev. - Sofia: Centro editore “Boyan Penev”, 2008 - 328 p.

Dirigente dei progetti di ricerca scientifica dell’Istituto di letteratura presso l’Accademia bulgara delle scienze “L’immigrazione letteraria russa in Bulgaria (gli anni 20 - 40 del XX sec)” e “La letteratura russa nella Rete: testi e lettura”.

Pubblicazioni più importanti (studi e articoli): “L’immigrazione letteraria russa in Bulgaria: missione spirituale, valori”. //L’esilio. Dramma e motivazione. Il ritorno delle letterature immigranti slave a casa - Sofia: Edizione accademica “Proff. Marin Drinov” ed edizione “Karina M”, 1996 pag. 229-241; La presenza immigrante russa nella vita letteraria bulgara negli anni 20 del XX sec.// L’immigrazione bianca in Bulgaria - Sofia: IK Gutenberg, 2001, pag 213-220; Giornale letterario e rivista dell’immigrazione russa in Bulgaria (1919-1941). // il Giornale Uniersità di Mosca. Seri 9. Filologia, 2002, No. 5, p. 110-121; Le coordinate postmodernistiche del testo russo. //Pensiero letterario, 2002, No. 2, p. 115-136; Per la genesi del postmodernismo letterario russo.// Problemi, nomi e scuole nella teoria delle letteratura russa nel XX sec. - Sofia: Fakel, 2003, p. 184-188; I paradossi di Isaak Babel (“Racconti di Odessa”). // La russistica bulgara, 2003, no. 3-4, p. 38-46; “Il Dialogo” Tsvetaeva - Ahmatova. // Il mondo linguistico/Orbis Linguarum, Vol 4. - Blagoevgrad, 2007, p. 101-109; Il canto dei canti di Trayanov e la poesia dei giovani simbolisti russi: dialoghi intertestuali. // Teodor Trayanov e la sua epoca. - Sofia, 2008, p. 36-47.

 

 

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1. Egregio Sig. Rusev,

Secondo molti storici, gli immigranti russi in Bulgaria rappresentano un gruppo eterogeneo  complesso, formatosi in seguito a circostanze storiche pluriennali.

Il tema del patrimonio culturale degli immigranti russi in Bulgaria durante gli anni 20 e 50 del XX sec., è attuale e relativamente poco studiata.

Nel 2002 nella rivista elettronica /tramite internet/ “Samizdat”, in Italia, ho trovato per la prima volta informazione riguardo ad un’esposizione che si è tenuta in Bulgaria e di seguito a Mosca, relativa all’immigrazione russa in Bulgaria.

Da quel momento ho cominciato a studiare meglio il problema, e ho trovato informazioni storiche e culturologiche molto importanti.

E quindi ho trovato anche i suoi interessantissimi articoli, in rapporto a questo tema.

Quand’era la prima volta che Lei ha avuto un interesse in questo campo e cosa vorrebbe comunicarci? /le Sue prime idee, obiettivi, impressioni, difficoltа, progetti ecc.

Risposta:

Il mio interesse verso il tema dell’immigrazione russa in Bulgaria nacque all’inizio degli anni 90 del secolo scorso (fino a quel momento questo problema era stato solo oggetto di critica ideologica e diniego). I primi tentativi di studiare e riflettere sul tema furono fatti dall’Istituto di letteratura presso l’Accademia bulgara delle scienze (inseguito se ne sono “appropriati” altri ricercatori - letterati, storici). In quel momento ero dottorande nell’Istituto di letteratura presso l’Accademia bulgara delle scienze, quando nella sezione “Letteratura russa” il 15 giugno 1991 venne formato un gruppo problematico “Case editrici degli immigranti bianchi e scrittori in Bulgaria nel periodo 1920-1934” con direttore Hristo Dudevski.

Il primo tema, che allora dichiarai di voler esaminare, fu “La satira nella stampa immigrante russa”. Quest’idea sorse spontaneamente, dopo aver letto una parte dei giornali e delle riviste degli immigranti, pubblicati in Bulgaria (in quel periodo l’accesso a queste fonti, era assai limitato). Ero sorpreso che l’umorismo e la satira, che sono forme più specifiche di rapporto e ricerca della realtà, in genere tradizionali per gli scrittori russi e la letteratura russa, sono molto presenti anche nella periodica immigrante. Questo che mi sembrò molto paradossale, avendo presente la tragedia e il dramma, che stanno vivendo gli immigranti russi dalla così detta “prima onda”.

 

  Secondo Lei, di che tipo è l’interesse, manifestato nei confronti della cultura dell’immigrazione russa, in Bulgaria a livello nazionale, europeo e mondiale?

 

Risposta:

Sia in Bulgaria, che all’estero esiste un interesse scientifico serio verso la cultura dell’immigrazione russa in Bulgaria. Naturalmente l’interesse più forte si rivela nella Russia - dico questo, perché me ne sono convinto dalle partecipazioni in conferenze e dai colloqui con i miei colleghi russi.

Ovviamente i tentativi degli storici e dei letterati bulgari in questo campo di ricerca durante gli ultimi dieci - venti anni, rimangono sempre inosservati, perché in una recensione del libro di B. Kodzis “Centro letterario della Russia oltre confine 1918-1939. Scrittori. Associazioni artistiche. Periodica. Stampa Libri” (Monaco di Baviera 2002) come il maggior pregio dell’opera, viene indicata l’illuminazione della vita letteraria dell’immigrazione russa nei “centri così poco studiati”, come quelli di Costantinopoli, Sofia, Kaunas, Riga, Tallinn.

Penso che la pubblicazione dei risultati delle ricerche scientifiche, realizzate dagli scienziati della cattedra “Letteratura russa (istituto di letteratura, Accademia bulgara delle scienze) sul progetto immigrazione letteraria russa in Bulgaria (gli anni 20-40 del XX sec.)” - raccolta scientifica con opere e articoli e “Vocabolario della periodica d’immigrazione russa in Bulgaria. 1920-1943.” - potrà riempire in qualche modo l’insufficienza d’informazione, riguardo la presenza immigrante letteraria in Bulgaria.

 

2. Lei è uno storico e un letterato - una buona combinazione per poter esaminare erti temi, che richiedono a tutti i costi l’utilizzo del metodo interdisciplinare.

È ben nota l’opinione unanime degli storici, che le radici della guardia bianca si celano nello sviluppo delle idee di libertà, parità e benessere da un lato, e d’altro lato, la crescita dei contrasti interni nella Russia, basata sulla diversità sociale.

Vengono conservate queste idee durante gli anni 1920-1950, risultano diverse e trovano riflesso ed espressione nella vita culturale e letteraria degli immigranti russi in Bulgaria?

 

Risposta:

Per poter capire e spiegare in profondità l’essenza dell’immigrazione russa della “prima onda”, è necessario spiegare soprattutto i valori di queste persone, i loro motivi di creare e di vivere. Siccome le successive onde di immigranti - la seconda, la terza e la quarta (“quella economica”) - richiedono un metodo di ricerca e presentazione del tutto diverso. Rispetto a tutte le altre onde, la prima è una cosa molto particolare - soprattutto un fenomeno spirituale, una prova e un esame dello spirito artistico umano.

L’attività letteraria esclusiva dei primi immigranti deriva e viene motivata dall’autocoscienza, che viene a formarsi poco a poco, che in questa immigrazione esiste una missione importantissima di conservare e sviluppare la cultura russa, esposta dopo la rivoluzione dei Bolshevik nella Russia, al pericolo di essere distrutta, che gli immigranti sono predeterminati ad essere unici portatori dello spirito nazionale russo e guardie delle tradizioni culturali. Un po’ immodesto, e persino un po’ ingenuo pensare che solo loro portano le potenze del rinascimento nazionale, che loro sono “l’embrione” della futura Russia. La dolorosa ansia per il destino della cultura spirituale russa, il timore dell’apocalisse spirituale che poù rivelarsi nel loro paese, nonchè l’ambizione di dare una risposta e una resistenza alle sfide del destino, sono le cose che riempiono di senso l’esistenza immigrante, aprono l’energia spirituale, chiamano le forze della sopravvivenza fisica e arte spirituale, in quanto questo sia possibile nelle condizioni oggettive complicate.

 


 2. Quali sono le più importanti particolarità del dialogo russo-bulgaro culturale e letterario nel XX sec.?

Può comunicarci le sue partecipazioni dirette a conferenze scientifiche, discorsi, tavole rotonde ecc.

 

Risposta:

Il XX sec. è solo uan parte della storia secolare del dialogo russo-bulgaro letterario e lo scambio di valori spirituali fra i due popoli.

Verso la fine del XIX sec. e l’inizio del XX sec., la cultura e la letteratura russa occupano un posto prioritario nella gerarchia dei valori culturali del popolo bulgaro e dell’intelligenza bulgara. La suscettibilità al loro influsso straordinario viene spiegata con la ricerca di un modello da parte della nazione bulgara risvegliata - in un momento quando questa nazione non ha ancora compreso le proprie verità e non ha formato il proprio spirito, la cultura e la letteratura russa si pongono alla base della coscienza artistica bulgara, del morale e delle idee sociali dell’arte letteraria russa, formando l’autosensazione dell’intelligenza bulgara.

Nelle varie fasi del suo sviluppo, l’influsso della letteratura russa viene sentito da molti dei poeti e degli scrittori bulgari. “Il legame russo” viene manifestata ad esempio del simbolismo bulgaro. Peyo Yavorov è orientato verso la nuova lirica francese, ma nei suoi primi tentativi artistici, si poù percepire l’influsso della lirica russa. Emanuil Popdimitrov nel proprio lavoro assomiglia molto agli inni di K. Balmont.

 

 
   Lo stesso Balmont, traducendo i versi musicali di Nikolay Liliev, segna la loro vicinanza con la poesia russa. Nella lirica di Teodor Trayanov possono essere scoperte analogie con la poesia simbolistica dell’inizio del XX sec.; il suo poema “Canto dei canti” (1924) “ricapitola” una serie dei mitologemi fondamentali del simbolismo russo, e può essere facilmente riconosciuto o letto anche come testo di qualche simbolista russo.

 

 La presenza letteraria dell’immigrazione russa negli nani 20 e 30 è una delle tendenze, dei fenomeni e dei fattori chiave, che secondo me non sono state abbastanza apprezzate, nella storia del dialogo letterario russo-bulgaro.

Alla metà del secolo e nei prossimi decenni, i processi politico-sociali, che influiscono in un certo senso la coscienza artistica e letteraria degli scrittori, nei due paesi sono analoghi, il che determina anche simili risultati artistici dal lavoro letterario. Una sincronia straordinaria e immagini, motivi, problemi e idee artistiche affini si osservano ad esempio nella letteratura degli anni 60 e 70, che pone (solo formalmente) nel centro il villaggio e la problematica rurale.

Dopo l’affascinante risonanza in Bulgaria, richiamata dal fenomeno russo “la letteratura ritornata” e la reazione dello scoppio pubblicistico nella letteratura russa alla fine degli anni 80, arriva uno dei periodi più spersonalizzati nella storia dei rapporti letterari bulgaro-russi. I processi paralleli diminuirono sempre di più, si manifestarono perfino sintomi di un certo distacco. 

 

 

Se deve caratterizzare il lavoro degli scrittori russi esiliati in Bulgaria nel periodo degli anni 20 e 50 del XX sec., che ricapitolazione farebbe?

Risposta:

L’uomo in esilio viene accompagnato da un destino complesso e triste. Lui non può lavorare con la piena capacità delle proprie forze artistiche, senza aver prima risolto il problema della sopravvivenza fisica. Inoltre anche la Bulgaria, che si trova in condizioni di esaurimento economico, non offre nessuna condizione adatta di vita e di creazione artistica. E se nonostante questo viene trovata una soluzione dei problemi materiali, lui deve ancora affrontare un ostacolo difficile. Si tratta del piansero artistico, quando all’autore gli è stata tolta la piena gioia del processo creativo, quando è stato privato della possibilità di comunicare in maniera efficace con il suo lettore. Questo dramma dell’autore immigrante, sottratto dalla propria terra, è stato appreso benissimo in un articolo del giornalista Boris Solonevich nel giornale “La voce della Russia”, intitolato “Tristezza per l’arte” Per il suo autore la vita umana ha un senso solo nel lavoro artistico intenso, e gli immigranti sono stati posti in condizioni nuove e inconsuete, in un'altra (straniera) atmosfera culturale, sono tormentati dal distacco con il loro ambiente, manca l’elemento integrale dell’arte per la patria, la riduzione dell’arte ad una semplice opera “artigiana”. Certe volte scrittori molto famosi nel proprio paese, come Aleksei Feudorov ed Evgenyi Chirikov, sono costretti a viaggiare per la Bulgaria tenendo lezioni artistico-letterarie, al solo fine di avere i mezzi per sopravvivere. Ma questo pare sia il guaio minore. Il dolore e lo scoraggiamento ancor più grave, viene provocato dal fatto che il pubblico bulgaro, con il quale hanno contatti, non sempre risulta essere in grado e all’altezza di valutare i loro sforzi e di capire la loro grande tragedia. La rivista bulgara “Forza” informa ad esempio, di una mattinata letteraria di A. Feudorov e del pittore P. Nilus nel Teatro popolare, senza nascondere la propria delusione dalla realtà spirituale bulgara, dall’impassibilità del pubblico, “venuto a smaltire la propria sbornia” e a cercare il puro divertimento. Gli umori e i messaggi dei versi letti da A. Feudorov, per le brame dell’esiliato senza casa, costretto dal destino inesorabile a rompere tutti i rapporti con la patria e a sopravvivere gli orrori del vagabondo senzatetto, rimangono del tutto alieni al pubblico bulgaro e non provocano alcuna reazione.  Succedono però anche altre cose molto più offensive, addirittura assurde - come con il giornalista militare Nikolay Surin. Non solo trascorse i suoi ultimi giorni in oblio assoluto nel suo appartamento a Sofia, ma la sua morte rimase addirittura inosservata da noi - la notizia venne divulgata da un giornale ceco.

Nonostante le grandi complessità e gli ostacoli oggettivi, gli immigranti scrittori, come ci assicura il poeta V. Nachev, hanno dato “quello che hanno potuto dare, e anche di più” e pare non ci siano motivi per smentire quest’affermazione. In realtà in Bulgaria gli immigranti scrittori russi non creano chissà quanti capolavori letterari, o produzione letteraria nella quale possono essere evidenziate nuove forme o nuovi mondi letterari. Ma nonostante ciò, con pochissime eccezioni, non solo in Bulgaria, ma per tutto il mondo, quello che hanno scritto gli scrittori russi in immigrazione in genere è assente di qualità artistiche, rispetto a quello che hanno creato prima della rivoluzione nel loro paese. Georgiy Adamovich, uno dei principali critici letterari dell’immigrazione russa, ancora agli inizi degli anni 3, giunge alla conclusione che in genere, la letteratura oltre confine è condannata e il suo compito rimane solo quello di conservarsi nel tempo, finchè non sia ritornata in Russia, cioè un compito assai più modesto dagli obiettivi che talvolta le vengono affidati e che essa si assume. Più tardi anche Andrei Siniavski, scrittore della così detta terza onda di immigranti, confessa che è impossibile creare letteratura su un terreno d’immigrazione, e che questo non è il posto dove poù nascere una cultura autonoma, quì si possono solo conservare certi autori.

 

3. Mi impressionò moltissimo il suo articolo “La presenza di immigranti russi nella vita letteraria russa negli anni 20 del XX sec.”

Potrebbe spiegar meglio i propri ragionamenti per:

a/ la vasta presenza letteraria e culturale di immigranti russi in Bulgaria come una continuazione, parte integrale dei processi e delle tendenze specifiche, attivati nel nostro paese nel periodo del suo Rinascimento;

b/ la presenza letteraria e culturale di immigranti russi in Bulgaria negli anni 20 del XX sec., come una spinta di ripensare tutti quei processi nella letteratura e nella cultura bulgara durante i decenni passati, che si sono sviluppati senza l’influsso russo.

 

Risposta:

Da molti secoli la Bulgaria e la Russia si trasmettono velori spirituali e culturali, che avvicinano i due popoli uno all’altro. Un contatto diretto fra i bulgari e i russi venne realizzato anche nel secolo scorso, quando - cacciati via dal potere del Bolshevik o cercanti salvezza dall’orrore della Guerra civile nel proprio paese - gli scienziati, gli scrittori, i giornalisti, gli artisti russi - emigranti teatrali e sociali, si trovano ad un tratto in Bulgaria, e la capitale bulgara si trasforma in uno dei centri dell’immigrazione russa con una propria vita culturale (edizione di libri, stampa periodica, scuole).

Nonostante i motivi, che l’abbiano provocata, l’invasione culturale russa in Bulgaria negli anni 20 e 30 del XX sec. - un capito non del tutto compreso e valutato nella storia dei rapporti bulgaro-russi, del dialogo interculturale bulgaro-russo - per la sua essenza, non può essere definita in altro modo, che come parte integrale e come una continuazione naturale della tendenza già esistente, di penetrazione e allargamento dell’influsso culturale della Russia nel nostro paese. 

Questa tendenza, attivata nel XVII sec., quando le chiese e i monasteri bulgari acquistano (direttamente o tramite Athon) libri ecclesiastici russi, e in seguito accelerata nel periodo del Rinascimento bulgaro attraverso gli scienziati, gli scrittori, i teatrali, gli insegnanti russi, assume un aspetto ancor più espressivo alla fine del XIX sec., dopo la liberazione del dominio turco. “L’unica fonte, dalla quale potevamo attingere beni spirituali - scrive lo scrittore bulgaro Dobri Nemirov, - fu la Russia, con la sua letteratura e la sua vita interna. La lingua russa all’inizio, divenne indispensabile in Bulgaria per l’intelligenza ideologica negli anni venti. Lei doveva leggere Pisareva, Dobrolyubova, Lavrova. […] Tutti quei movimenti ideologici degli anni 60 in Russia trovarono una terra fertile in Bulgaria, grazie all’impostazione di vita quasi identica. Una gran parte della nostra giovane intelligenza negli anni 90, cominciò a vivere con l’idealismo dei vecchi rivoluzionari russi. In seguito la Russia si trasformò in uno specchio per noi, siccome tutto quello che ci dava, veniva percepito facilmente attraverso il libro russo”.

Questo processo viene continuato e frequentato anche dall’invasione culturale russa  d’immigrazione in Bulgaria all’inizio degli anni ‘20. Se giudichiamo dall’intervento emozionale di Dora Gabe, degli autori bulgari, dall’intelligenza bulgara, questa invasione viene percepita come un fenomeno assai positivo, cioè come un catalizzatore dello sviluppo dei processi culturali e letterari bulgari e come un episodio della tendenza, già esistente, di penetrazione dell’influsso culturale russo nella realtà bulgara: “È una punizione il destino degli esiliati russi o in essa si nasconde qualche senso profondo?... le cose grandi non vengono punite, ma vengono messe alla prova: per poter crescere ancora, per oltrepassare i confini del proprio paese, per essere afferrate da Dio, e come un chicco d’oro spargerle per il mondo e divulgare il nuovo spirito. Forse anche la nostra piccola terra riuscirà ad aspettare questo chicco, e aprire le sue viscere e le sue braccia”.

 

4. È assai forte e utile anche il suo articolo “Il Giornale e la rivista letteraria dell’immigrazione russa in Bulgaria /1919-1941/”.

Con una pronta decisione, simile a molti autori stranieri, Lei sottolinea la caratteristica specifica della Bulgaria: un paese, assicurante condizioni favorevoli per l’attività socio-politica e culturale degli immigranti russi /durante il periodo di cui sopra/.

 

Risposta:

In genere (con pochissime eccezioni) la Bulgaria risulta essere veramente più che ben disposta e aperta verso gli esiliati russi, che si sono trovati sul suo territorio. È vero che in Bulgaria vengono create condizioni favorevoli per la libera divulgazione delle loro idee e movimenti socio-politici. Nonostante le sconvenienze tecniche di Sofia e la lontananza dai grossi centri d’immigrazione, dai lettori e dai propri collaboratori, gli editori di giornali preferiscono proprio la capitale bulgara di fronte a Parigi e Berlino, solo per un unico vantaggio indispensabile - il loro giornale può essere autonomo.

Sottoposti a umiliazioni ed esistenza meschina, i profughi russi si rivolgono verso le terre bulgare, sperando di incontrare la tolleranza fraterna di altri slavi, e non restano ingannati. “Certi popoli ci hanno ospitato con cuore stretto, altri - con fredda impassibilità, altri - con la falsa maschera dell’indifferenza, e solo pochi hanno aperto a noi con sincerità e amicizia le proprie braccia” - scrive il giornalista B. Ivinski, indicando in queste ultime sue parole proprio l’attitudine benevola dei bulgari. Nella sua poesia “Due patrie” (1930) la scrittrice Lyubov Stolitsa si rivolge verso la Bulgaria (“Край, столь редкостный, где чтят и любят Русь, /Край златистых лоз, и роз, и кукуруз..”) come verso la propria patria. Se desiderano (specialmente in provincia) gli immigranti russi trovano sempre lavoro, e in certi casi specialmente per i nostri “fratelli” vengono creati anche posti di lavoro inutili, viene aumentato il numero del personale, e la popolazione locale appoggia i membri delle colonie russe che ne hanno bisogno. P. Bitsili confessa che nelle scuole russe dei paesi, dove risiedono immigranti russi, quelle che offrono condizioni migliori si trovano proprio in Bulgaria - grazie alla “vasta tolleranza”, tipica del popolo bulgaro, esse godono di una grande libertà e possono conservare per intero il proprio carattere nazionale. Probabilmente da quì parte anche il forte interesse degli immigranti russi verso la vita spirituale dei bulgari, il loro desiderio di contattare e dialogare con la cultura locale.

 

 

Potrebbe indicare campi dell’influsso culturale più importanti e cambiamenti, accaduti nella vita culturale e letteraria dei bulgari, grazie all’intervento dei russi.

 

Risposta:

La vita teatrale in Bulgaria capita sotto l’influsso fortissimo dei registi, drammaturghi e scenografi russi. In questo campo, senza alcuna considerazione, si può parlare di rapporti e notevoli cambiamenti.

Nell’Università di Sofia si è formato un solido nucleo, dai nomi impressionati, di specialisti riconosciuti nei vari capi della scienza, e quindi anche l’istruzione è stata investita dall’influsso della presenza immigrante russa.

Nella letteratura i risultati dall’influеnza russa non si vedono così bene a prima vista, ma anche quì sono presenti. Avendo presente la situazione letteraria in Bulgaria di quei tempi, un incontro imprevisto e occasionale con la letteratura russa nella persona degli scrittori e dei poeti russi, noti o meno noti, è un vero e proprio regalo della sorte. Durante questi anni la letteratura bulgara sta vivendo un periodo di crisi nella propria storia. Certi sintomi di tale crisi, nonché i motivi per la sua apparizione, sono indicati dal redattore del giornale, che usciva a quel tempo, “Notizie letterarie” D.B. Mitov: la grave situazione economica riflette in maniera seria anche sulla letteratura; l’arte non è affatto oggetto di estrema necessità e per questo la richiesta di opera d’arte è assai scarsa; l’uomo bulgaro non è abituato a considerare il libro, il quadro, il teatro come delle cose indispensabili per la sua esistenza, come ad esempio il cibo, l’alloggio, il comfort; in Bulgaria mancano ancora tradizioni culturali, una forte intelligenza; le giovani generazioni di scrittori e creatori sono deboli, sono privi di moltissime cose, ma soprattutto di cultura. È stato tracciato un quadro molto angoscioso e pessimistico, che è stato trovato anche dagli immigranti russi, portanti con sè la grande cultura e le forti tradizioni della propria nazione. Quindi le possibilità, che apre il contatto con la cultura russa, personificata negli scienziati e negli scrittori immigranti russi, per il giovane pensiero artistico bulgaro, non è un fatto da tralasciare. Lo scrittore bulgaro ha molto da imparare e da prendere dall’esperienza della letteratura russa. Ad esempio - anche il campo della prosa artistica, della forma romanziera, dove il forte degli autori russi è lo spazio del realismo. Anche lo scrittore bulgaro è realista per natura, ma come dice anche B. Penev in un’analisi dei tratti principali della nostra letteratura moderna sulle pagine di “Zlatorog”, lui capita spesso in preda al realismo finale, tipico per la fantasia povera e improduttiva: non guarda spesso altro, che la realtà esterna; è come se per lui non esistesse un altro mondo, oltre al mondo circostante; si dimentica nei suoi quadri; ritiene come cosa più importante ritrarre le cose circostanti, reali, sufficienti per i sensi esterni; le immagini cge crea, sono molto oggettivi ed esterni. Nella poesia, invece, secondo B. Pundev, i nostri autori da un certo periodo di tempo, raggiungono soprattutto modelli e risultati esteri, aprendo le proprie pagine per grossi influssi stranieri. Slavofili nella loro maggioranza, gli immigranti russi in Bulgaria attraggono con le proprie idée slave anche l’intelligenza bulgara, generano impulsi per il ritorno dell’arte letteraria alle tradizioni e alle forme slave. Si sa che K. Balmont adora le letterature slave, preferendole addirittura da una letteratura, come ad esempio quella francese. Dalla Francia dove vive e crea in immigrazione, lui scrive lettere ai suoi amici bulgari, in cui consiglia tutti i poeti bulgari e slavi, a non esaltare e così tanto le qualità della lingua poetica francese, dicendo ciò non per la sola gentilezza, ma basandosi sulla propria esperienza letteraria, che il verso slavo è molto più ricco, più sonoro e caloroso.

 

 

5. Infine, mi permetto di condividere la propria opinione, relativa ai Suoi articoli, che si differenziano con i seguenti pregi:

a/ Una vasta conoscenza della cultura e della letteratura russa nel periodo 1920-1950

b/ Indica e fa citazioni di fatti storici da documenti ed edizioni periodiche

c/ Confrontando e analizzando l’arte degli immigranti russi in Bulgaria o di artisti bulgari, influiti dai loro colleghi russi, Lei ci fa vedere esempi e citazioni interessanti, che allegati ai Suoi commenti, assumono un carattere scientifico convincente, e sono un punto di riferimento sicuro per una ricerca approfondita dei singoli lati della vita culturale e letteraria dell’immigrazione russa in Bulgaria.

 

Cosa vorrebbe dirci in conclusione, e cosa avrebbe consigliato i futuri studiosi sul tema del patrimonio culturale dell’immigrazione russa in Bulgaria?

 Risposta:

Il patrimonio culturale e letterario degli immigranti russi in Bulgaria durante gli anni 20 e 30 del XX sec., è uno strato non del tutto analizzato della cultura russa. Nonostante che certi aspetti del tema sono ormai stati esaminati dagli storici e dai letterati, esso rimane un problema di ricerca. Consiglierei quelli, che ora si stanno orientando in questa direzione, di sbrigarsi - i primi immigranti russi, e anche i loro figli, ormai non sono tra i vivi, ma forse i loro nipoti potrebbero ancora essere utili nelle loro ricerche scientifiche.

 Dott.ssa Penka  Ilcheva

20.06.2008, Bulgaria
continua...

mercoledì 5 settembre 2012

Emigrazione russa in Bulgaria...interviste


3. Intervista con Darina Koleva, esperta nell’archivio statale – Razgrad, Bulgaria

 

Riassunto

con la motivazione delle domande nella intervista con Darina Koleva

 

Lo studio di Darina  Koleva, esperta nell’archivio statale- Razgrad, per gli emigrati russa nella città Razgrad, è pubblicato nella rivista ” Novoj jurnal”, New York. L’anno scorso, la rivista raggiunge l’età di 65 anni dalla sua creazione. Per me  era molto curioso il fatto che la redazione della rivista, che si trova a Broadway, ha inviato un certo numero di rivista di Darina Koleva con la sua pubblicazione, anche se è stato molto costoso.

Visto che l’interesse per il tema è grande, ho cercato il modo di collegarmi con Darina Koleva. Dopo aver letto gli articoli, ho preparato le domande per la intervista. Non siamo incontrati perché lei doveva partire all’estero pero mi ha mandato una lettera con le risposte breve alla domanda principale: lavoro con la documentazione personale degli emigrati russi (si sono presentati circa 50 nuclei famigliari).

 

 
 
La lettera di Darina Koleva :

 

Gentile signora Dimitrova,

Rispondo in breve delle domande.                                                                   

Ho fatto le ricerche e gli incontri con gli eredi degli emigrati russi (1920-1950), c.d. emigrati bianchi(belogvardeizi).
 
 
 Alcuni mi hanno dato i suoi documenti, gli altri li ho copiato con lo scanner. Il lavoro era molto difficile, perché ogni materiale è stato una grande emozione per ogni persona che arrivava da noi, nell’archivio. Inoltre, loro(emigrati) preferivano non dare l’informazione per il pubblico- ne per i documenti ne per il loro arrivo.

I materiali documentali per Shulgovskij- il musicista russo, per il quale  lei è interessata, ci sono i materiali biografici non solo nel nostro archivio , ma anche negli altri città in Bulgaria. Il suo nome merita il prestigio e la popoliarità,   perciò abbiamo già scritto abbastanza per lui- nei giornali regionali specialmente.

L’obbiettivo delle pubblicazioni sopra il tema è di seguire i processi stabiliti nella legge statale e lo statuto dell’archivio regionale  per   archiviazione  dei documenti degli emigrati russi in Bulgaria per il periodo già scritto. Perciò mancano le ricerche di carattere privato al livello regionale.

Per la vita ed attività culturale degli emigrati russi in Bulgaria ci sono qualche pubblicazioni.

Per esempio ,gli articoli dalla conferenza sulla emigrazione russa  nell’anno 1999 , sono usciti nel libro nell’anno 2001. La bibliografia con molta informazione si trova nella Guida

“Emigrazione russa in Bulgaria 1878 -  2006”.
 

 Il mio opinione per lavoro tecnico per organizzazione della documentazione è inutile, perché lo faccio in base della legge per il fondo archivio dello Stato.

Nei giorni prossimi devo partire per un viaggio lungo, perciò, le auguro anticipamene buon lavoro e grande successo.

Darina Koleva

 La traduzione dal bulgaro in italiano  ha fatto  Dott.ssa Penka Ilcheva
continua...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

lunedì 3 settembre 2012

Emigrazione russa: intervista con Tsvetana Kyoseva


 

IV. Interviste

1. Intervista con Tsvetana Kyoseva, autrice del libro “Bulgaria e l’immigrazione russa - gli anni 20 e 50 del XX sec.”

 


Lavora da 30 anni nel museo nazionale storico: all’inizio come esperta e da dieci anni come  vice direttrice  del Museo nazionale storico di Sofia. Ha fatto tante ricerche  per l’ emigrazione russa in Bulgaria negli anni 1920- 1950 è ha scritto molti  articoli e due libri sul tema.

 

 Pubblicazioni:

 

          1. Кьосева Цветана. България и руската и руската емиграция(20-те – 50-те

  години на ХХ век). Българска народна библиотека. София. 2002 г. Болг. Язык.


2.      Кьосева, Цв. Русские эмигрантские организации в Болгарии

(общая характеристика). В: http:// http://zarubezhje.narod.ru/texts/kjoseva03.htm

3.      Кьосева, Цв. Вторая мировая война и судьба русских эмигрантов в Болгарииhttp6 http://zarubezhje.narod.ru/texts/kjoseva01.htm#_edn1          

4.      Кьосева, Цв., Недю Александров. С Христос и Македония в сърцето. С., 2000

5.     Кьосева, Цв. Руската емиграция в България 20-те – 50-те години на ХХ в. С., 2002 – резюме на руски и английски език

6.     Кьосева, Цв. Царските колекции в българските музеи, архиви и библиотеки. С., 2004

7.       Кьосева, Цв. Българо-съветските отношения. Пропаганда и конюнктура (1944-    1949).- Исторически преглед. 1999. № 1-2.               

8.      Кьосева, Цв. Дружеството на руските художници в България 1929-1945. – В:

 Руски художници в България. Изложба. Каталог. С., 1995.

9.      Кьосева, Цв. Ликвидация на руските емигрантски организации в България. –   В: България и Русия. Нови идеи, нови проблеми. С., 1999.          

10.     Кьосева, Цв. Руската емиграция и българската държава 20-те – 50-те години на ХХ век. – В: Бялатаемиграция в България. С., 2001, с. 51-70.              

11.     Кьосева, Цв. Русская эмигрантскя печать в Болгарии. – В: Русское слово. №7, София, сунтьбрь ,1999.

                

 12.       Кьосева, Цв. Русские художники эмигранти в Болгарии. – В: Славяне(Москва). 1997, №4.                

 13.       Кьосева, Цв. Русские эмигрантские организации в Болгарии. – В: Русские в  Болгарии. С., 1999.

14.       Кьосева, Цв. С дъх на печатарско мастило. С., 1989

                        15..      Кьосева, Цв. Неизвестный американский архив о русских  

                     беженцах в Турции В:http:/ http://zarubezhje.narod.ru/texts/turkey.htm        

 

Intervista:        

1. Egregia sig.ra Kyoseva,

sono ben note le due esposizioni, dedicate all’immigrazione russa in Bulgaria: una era organizzata e tenuta il 29 marzo 2006, alla quale lei partecipa direttamente , e l’altra - nella sala d’esposizione delle Repubbliche federative russe a Mosca - il 14.02.2007.

È indubbia e unanime l’opinione che la Bulgaria appartiene ai paesi, aventi un ruolo importante per il destino degli immigranti russi. Avendo presente il capitolo nuovo e finora rimasto ignoto della storia dell’immigrazione russa, potrebbe comunicarci la propria opinione sulla questione dell’adattamento degli immigranti russi in Bulgaria durante gli anni 1920-1950 e il loro influsso sulla cultura bulgara.

Sappiamo bene che molti ingegneri, avvocati, medici, artisti e insegnanti provenienti dalla Russia, non solo penetrano nella vita della società bulgara, ma addirittura contribuiscono con la propria esperienza ad introdurre una parte della cultura russa, che è sempre stata apprezzata in tutto il mondo.  

Può delineare alcune delle tendenze d’influsso più significative degli immigranti russi nella vita socio-politica e culturale in Bulgaria?

 

 

Risposta:
In genere gli immigranti russi non fanno parte nella vita politica della Bulgaria, e con poche eccezioni (durante l’Insurrezione di settembre del 1923) non partecipano quasi più agli eventi politici. Loro vivono la propria vita nelle colonie russe nel paese, cercando di conservare la propria identità nazionale russa. Una parte dell’intelligenza russa però, cerca di penetrare nella nostra vita culturale. Il maggior successo ha la loro partecipazione nell’ambito delle scienze e dell’arte. Sappiamo bene che scienziati russi pongono le basi della Facoltà di medicina presso l’Università di Sofia e dello studio veterinario. Sono indiscussi i contributi degli scienziati russi nel campo della ginecologia e della lotta contro le malattie veneree.

Una parte dei pittori immigranti russi (Mihail Maletski, Mihaylo Parashchuk, Nikolay Rostovtsev ecc.) lasciano notevoli tracce nella vita artistica. Il maggior successo sembra avere l’adattamento di Vadim Lazarkevich, che negli anni 20-40 del XX sec., riesce ad illustrare centinaia di libri per bambini, degli autori bulgari più grandi come Elin Pelin, Ran Bosilek, Vesa Paspaleeva ecc., e trasformarsi in un classico dell’illustrazione bulgara per bambini.

 

2. Lei è autore del libro “La Bulgaria e l’immigrazione russa - gli anni 20 e 50 del XX sec.”. Insieme al contenuto del Suo libro e alle pubblicazioni sul tema, ho avuto la possibilità di conoscere una gran parte della letteratura bulgara e di quella straniera, legate all’immigrazione russa, e mi permetterò di esprimere la propria opinione decisiva, che la forza del Suo libro si basa ai documenti, dai quali Lei fa conclusioni e opinioni sopratutto in base a fatti già provati. 

 

    Ho letto anche il libro” "l'emigrazione russa in Bulgaria”, Centro  Internazionale

    dei problemi delle minoranze e delle interazioni culturali, S., 2002, 592 pp.

 Il libro ripercorre l’adattamento di emigrati russi, la storia delle loro scuole e organizzazioni, e le loro relazioni con le autorità bulgare del loro arrivo nel paese nei primi anni 20’anni del ventesimo secolo fino alla loro definitiva disintegrazione come una minoranza nazionale, imposto sotto la pressione sovietica alla fine a 50’anni. In altre parole, il destino di coloro 35000 inteligenti, soldati e gente comune che sono stabiliti in Bulgaria dopo la rivoluzione e la guerra civile nel 1917 e 1918 in Russia.

Il contenuto è ricco d’esempi, provanti un’altra caratteristica concreta positiva e diversa dalle altre opere scientifiche: la vasta conoscenza della ricca letteratura russa di memorie, le biblioteche personali, lettere e ricordi degli stessi immigranti russi e dei loro discendenti.


                                                                                            
 Confrontandoli con i fatti storici concreti, le Sue conclusioni e affermazioni assumo un carattere convincente e sono un punto di riferimento preciso per una ricerca approfondita e studio dei singoli lati della storia dell’immigrazione russa.

Può raccontare dei momenti che Le fanno più grande impressione nel corso del lavoro sul libro. Incontri interessanti, difficoltà, impressioni ecc.

                                                                                                         

Risposta: Quello che lei ha detto è indispensabile per ogni ricerca scientifica approfondita. Il confronto di documenti, ricordi, registrazioni di interviste con partecipanti vivi agli eventi o con loro eredi, è assolutamente indispensabile, per tracciare la verità storica di un’epoca e il posto degli immigranti russi in essa,  ancor più che al momento della stampa del libro non esisteva nessuna opera riassuntiva su questo problema. Il mio libro recuperò il processo storico soprattutto riguardo al ruolo dello Stato Bulgaro nell’accoglimento e nell’adattamento dei russi. In questo senso il libro è un’opera fondamentale per tutti quelli che in futuro scriveranno degli immigranti russi in Bulgaria.

Durante il mio lavoro sul libro e il confronto delle fonti storiche, mi fecero impressione alcuni, a prima vista, paradossi storici. In primo posto, ad esempio, il fatto che un governo, quasi reattivo, come quello di Aleksandar Tsankov, sulla volontа di cui in Bulgaria si apre una vera e propria guerra civile (1923-1925), abbia un atteggiamento del tutto positivo nei confronti degli immigranti russi, e il suo governo è stato chiamato da me “il secolo d’oro” per i russi in Bulgaria. Questo fatto può essere spiegato con i cambiamenti che si sono osservati in quel periodo nella politica estera del paese e la creazione dell’USSR - momenti che sono ben spiegati nel libro. Un caso simile è quello con il destino degli immigranti russi nella Bulgaria di patria dopo il 1944. L’USSR, che fino alla Seconda guerra mondiale ha un atteggiamento del tutto negativo nei loro confronti, dopo il 1946, basandosi sui propri bisogni, inizia una politica della loro attrazione e del loro ritorno nella Patria. Sotto il suo influsso il governo bulgaro, che fino al 1946, sempre sotto l’influsso della USSR, ha un atteggiamento negativo nei confronti degli immigranti russi, comincia all’improvviso ad attirarli al nuovo governo, cercando di “rieducarli” nello spirito socialista.

 

3. Nel libro Lei parla molto del problema dell’attività esclusiva degli immigranti russi nella vita sociale in Bulgaria e delle organizzazioni che hanno creato. Ha anche scritto un articolo assai vasto su questo tema.

Nel libro di Okorolov A.V. “I segni dell’immigrazione russa” 1920-1990, la Bulgaria viene citata come un paese, assicurante condizioni favorevoli per l’esistenza delle organizzazioni emigranti russe e la loro simbolica.

Secondo Lei, quale delle organizzazioni degli immigranti russi nel periodo 1920-1950, hanno avuto stretti rapporti con le organizzazioni bulgare?

La maggior parte delle organizzazioni degli immigranti russi sono legate alle associazioni di questo tipo in Europa.

Esistono casi quando organizzazioni, gruppi, associazioni ecc. bulgare vengono creati su iniziativa di organizzazioni immigranti russe o singoli immigranti russi?

 

Risposta: In genere tutte le organizzazioni immigranti si occupano soprattutto dei propri problemi. Per quanto però, esse vivano in Bulgaria, è ovvio che cerchino di mettersi in contatto con organizzazioni bulgare. Questo assicura loro maggiori possibilità di adattarsi e vivere nel paese. Quindi si può dire che quasi tutte le organizzazioni russe cercano di avvicinarsi a simili strutture bulgare. In questo senso rapporti molto stretti con i bulgari tengono l’Associazione accademica russa, l’Associazione dei pittori russi, l’Associazione dei giornalisti russi ecc. Pare siano esclusi da questo schema solo le organizzazioni delle colonie russe, come ad es. “Colonia russa a Pernik”, “Colonia russa a Plovdiv” ecc., che tendono soprattutto a facilitare la vita personale dei russi nel rispettivo luogo popolato. Per quell che riguarda la questione se sono state create organizzazioni bulgare su iniziativa dei russi, Le rispondo in maniera decisiva, che non ci sono casi del genere.

 

3.  D’accordo con l’opinione che il contatto fra due culture di parentela, anche se diverse, può solo arricchire sia l’una che l’altra, da quasi tutti gli scienziati viene commentata la questione della dissomiglianza nei rapporti dei singoli paesi nei confronti degli immigranti russi. Cosa distingue la Bulgaria dagli altri stati, per quanto riguarda la questione di creare condizioni favorevoli per conservare e sviluppare la cultura degli immigranti russi?

 

Risposta: Come più volte ho già menzionato nel libro, la maggioranza dei governi bulgari assicurano condizioni favorevoli per lo sviluppo della cultura russa e per la conservazione dell’identità nazionale delle organizzazioni sociali russe. Per questo fatto c’è un motivo storico concreto - una serie di fattori emozionali e motivi pragmatici, che mancano in molti degli altri stati europei, che hanno accolto immigranti russi. La loro combinazione crea un’atmosfera specifica in Bulgaria, in seguito alla quale i russi, durante quasi tutti i periodi storici, sono stati accolti benissimo in Bulgaria. Questa politica colloca il nostro paese al terzo posto (dopo la Cecoslovacchia e la Yugoslavia) fra gli stati che hanno assicurato le migliori condizioni di vita dell’immigrazione russa dalla Guerra civile nella Russia.

 

4. Ha qualche osservazione o impressione riguardo l’interesse dei ricercatori americani verso il tema dell’immigrazione russa in Bulgaria?

Mi ha impressionato moltissimo il Suo articolo “L’archivio americano sconosciuto dei profughi russi in Turchia” dalla rubrica “La Russia oltre confine” del portale “I Russi in Bulgaria”.

Appena poco tempo fa ho procurato il preziosissimo “Vocabolario enciclopedico biografico”, il così detto “Libro d’oro dell’immigrazione”. Leggendo il suo contenuto - le pagine sono 700, si vede che sono stati collocati solamente cinque immigranti russi famosi, residenti in Bulgaria. Cominciando a conoscere le biografie degli altri immigranti russi, soggiornati negli Stati Uniti e nella Francia, si rivela il fatto interessante che una gran parte di loro hanno viaggiato spesso per la Bulgaria e si sono fermati per certi periodi di tempo. I loro viaggi attestano i contatti attivi con gli immigranti russi in Bulgaria.

È notevole il numero delle valutazioni positive e delle impressioni da e per la Bulgaria. Secondo me, queste possono essere oggetto di una ricerca specializzata dal punto di vista culturologico, ma seguendo a tutti i costi il metodo interdisciplinare.

Qual’è la Sua opinione su questo e ha una certa posizione sul problema dei contatti degli immigranti russi in Bulgaria e i loro connazionali fuori della Bulgaria?

 

Risposta: Il tema dell’immigrazione russa non è assai popolare negli Stati Uniti. Per i ricercatori americani questo è un problema superficiale. Con gli emigranti russi si sono occupati la maggioranza dei pubblicisti, che hanno pubblicato materiali nella rivista “La nuova rivista”. Un’eccezione da questo schema fa la ricerca di Mark Raev “Russia abroad”, che occupa un livello scientifico assai elevato.

Gli immigranti russi in Bulgaria hanno sempre tenuto rapporti con i propri connazionali fuori della Bulgaria. Questo è legato molto spesso anche a concreti legami di parentela - certe volte una famiglia risulta essere divisa in più di un paese - una parte risiede in Bulgaria, un’altra parte in Germania o negli Stati Uniti. Inoltre, gran parte delle organizzazioni immigranti sono state create come suddivisioni di organizzazioni immigranti russe europee, aventi i loro centri in Parigi, Berlino ecc., e quindi i rapporti fra di loro sono assolutamente indispensabili.

 

5. Nel libro Lei fa un’opposizione seria verso una delle considerazioni del giovane ricercatore serbo Miroslav Yovanovich, riguardo l’adattamento dei profughi russi in Bulgaria e la movimentazione del numero di immigranti, valutato in maniera ristretta, cioè senza prendere in considerazione il ruolo degli altri fattori in questi processi.

Lei valuta come poco seria anche la conclusione dell’autore riguardo i contrasti fra il livello intellettuale elevato dei profughi russi e la popolazione bulgara semianalfabeta come una fattore che ostacola l’adattamento dei profughi.

Nel 2005 uscì il libro di M.Yovanovich, redatto in base alla sua dissertazione di dottorato sullo stesso tema “L’immigrazione russa nei Balcani 1920-1940”. Nell’introduzione al libro l’autore esprime la propria gratitudine verso una serie di scienziati bulgari dall’Università di Sofia e quella di Tarnovo in Bulgaria.

Non crede che facendo una tale ricerca, che esce all’infuori dell’ambito della ricerca nazionale, in questo caso a livello balcanico, dovrebbe essere allargato il cerchio dei partecipanti?

 

Risposta: In questo caso sono importantissime le fonti, che il collega Yovanovich impiega nel proprio libro. La ricerca di cui parlo nel mio libro, è una delle sue prime ricerche su questo tema. In essa non erano state adoperate abbastanza fonti bulgare. Nella mia critica, io ho rilevato solo il fatto che il tempo di cui lui scrive, in Bulgaria l’istruzione elementare era obbligatoria per legge e non possiamo assolutamente parlare di una popolazione bulgara semianalfabeta.

Il nuovo libro di M. Yovanovich è a un livello scientifico molto più elevato rispetto alle sue prime pubblicazioni. In genere ogni autore ha il diritto di fare simili ricerche, riguardanti intere regioni, come ad esempio la penisola Balcanica. In questo tipo di ricerche i problemi riguardanti un certo paese (in questo caso la Yugoslavia) sono ad un livello più alto, rispetto ai problemi che si rivelano ad esempio in Turchia o in Bulgaria. Per avere un quadro completo del processo storico dei balcani, per quanto riguarda gli immigranti russi, sono assolutamente necessari gli sforzi di una serie di specialisti da tutti i paesi balcanici.

 

 

6. È coinvolgente il Suo pensiero nel libero, che “…nelle condizioni di politica opportunistica la Bulgaria praticamente non ha la possibilità e non può condurre una politica estera autonoma”.

Inoltre Lei sostiene, che nelle recenti ricerche e nelle opere non viene quasi toccato il ruolo dell’Unione dei popoli per l’accoglimento degli immigranti russi.

Poù dirci meglio in quale campi d’azione si manifesta soprattutto il ruolo di tale organo?

 

Risposta: Quando un paese si trova in stato di occupazione effettiva o celata, esso non può condurre una politica estera autonoma ed è sempre soggetto alla volontа degli occupatori.

L’Unione dei popoli viene creata dopo la Prima guerra mondiale come il primo organo autorevole internazionale, realizzante una politica internazionale in riferimento a grandissimi gruppi della popolazione mondiale. Il suo ruolo è importantissimo per quanto riguarda i problemi degli immigranti, sorti in seguito al crollo di tanti paesi multinazionali dopo la Prima Guerra mondiale. In questo senso in primo posto è la politica atta a creare una certa categoria internazionale di società “Passaporto di Nansen”, che consente agli immigranti di usare la cittadinanza “internazionale”, dato che lo stato, a cui appartenevano (la Russia), ormai non esiste più. È importantissimo il ruolo delle Nazioni Unite, anche nelle ricerche degli immigranti russi dal Bisanzio, in una serie di stati europei e negli Stati Uniti, al fine di non avere un accumulo di immigranti in un paese.

 

7. Lei definisce come terza condizione, del Suo lavoro scientifico, lo superamento di stereotipi e stratificazioni per quanto riguarda gli immigranti russi.

Ricorda dei cambiamenti durante gli ultimi anni ’90, del crollo del paradigma di confronto come una base delle ricerche storiche di abbandono della valutazione di classe dell’immigrazione russa.

È forte anche il Suo avviso per il bisogno di liberarsi anche dei “paradigmi, sorti nello stesso ambiente immigrativo e legati alle sue autovalutazioni elevate”.

Nella rubrica “la Russia oltre confine” ci sono molti materiali da immigranti russi e dai loro eredi: ricordi, narrazioni, studi ecc.

Qual’è la Sua opinione per tutto questo?

 

Risposta: Nelle fonti storiche le memorie sono quelle meno sicure. Di solito le memorie vengono scritte alla fine della vita di una certa persona, allo scopo di giustificare o esalare le azioni del loro autore o di terzi. Questo deriva dal fatto, che nonostante la persona fosse partecipante agli eventi, di sicuro non avrebbe accesso ad una serie di altre decisioni o considerazioni molto più elevate, che hanno dettato la concreta soluzione di un certo problema, cioè non comprende bene le motivazioni storico-concretizzanti degli eventi. Un evento deve essere giudicato prendendo in considerazione il suo posto nel processo integrale. Questo però risulta possibile solo dopo aver fatto un confronto di almeno tre fonti indipendenti.

 

 

8. Nel corso del mio lavoro, mi coinvolse molto il libro, spesso citato, “I bambini dell’immigrazione - ricordi”, Mosca 2001: ricordi tragici per il destino dei bambini degli immigranti russi, in particolare loro composizioni nelle scuole russe nella Cecoslovacchia.

Il tema della scuola russa in Bulgaria trova un posto anche nel Suo libro. Lei dice che la maggior parte degli esempi sono stati presi dai documenti, con carattere di valutazione e resoconto, da organi e commissioni bulgari locali e didattici, durante il periodo 1920-1950.

In genere la valutazione delle scuole russe in Bulgaria è che “…non sono all’altezza di quelle bulgare. Nonostante gli sforzi delle istituzioni pedagogiche russe, il processo didattico russo rimane sempre così allentato e scolastico, restando molto indietro dalle esigenze moderne del tempo.”

Una gran parte dei ricercatori russi e stranieri danno una valutazione positiva al lavoro delle scuole russe nell’immigrazione.

Così ad esempio, nell’articolo di M.A. Kontratyeva “Il Ginnasio russo nelle condizioni d’immigrazione” viene fatta, attraverso il metodo storico-comparativo, un analisi dettagliata riguardo lo stato del processo didattico russo, ottenendo un voto è positivo.

La conclusione dell’articolo è che i ginnasi russi provvedevano ad un’alta preparazione generale a scuola, e insieme all’istruzione tradizionale /il sistema di formazione di Ignat/, vennero applicate anche nuove forme di studio a livello europeo e rispettando le condizioni e le esigenze locali.

Ma la cosa più interessante è che molte volte viene dato come esempio estremamente positivo, il Ginnasio russo a Shumen - Bulgaria.

Per me è importante la Sua opinione competente su questi due problemi diversi.

 

 

Risposta: I documenti del Ministero dell’istruzione in Bulgaria, e specialmente i rapporti degli ispettori, che hanno ispezionato le scuole russe, parlano in maniera in equivoca del livello delle scuole russe in Bulgaria. E in realtа, rispetto alle scuole bulgare, quelle russe occupano un livello inferiore, specialmente dopo più di 10-15 anni di vita in immigrazione. Il motivo di tutto ciò sta nel fatto che nonostante i tentativi di raggiungere un livello superiore dell’istruzione russa oltre confine, attraverso una serie di convegni pedagogici, gli insegnanti immigranti russi rimangono al livello d’istruzione prima della rivoluzione russa del 1917. Nonostante ciò però, la scuola russa è stata posta allo stesso livello di quella bulgara, per quanto riguarda il diritto dei suoi studenti di studiare negli istituti superiori in Bulgaria e in Europa.

 

9. Dall’8-12 settembre 1993, al Convegno scientifico che si è tenuto “Il patrimonio culturale dell’immigrazione russa” 1917-1940, vengono presentati i temi: storia, filosofia, scienze e tecnica, genealogia.

È sorprendente la posizione di una delle partecipanti bulgare F.Grinberg.

In una discussione libera sostiene che gli immigranti russi, nella maggior parte - portatori di idee imperiali, che si basano sulle dottrine slave, non riescono ad inserirsi nel quadro complicato della cultura bulgara. Lei si oppone anche all’idealizzazione dell’oltreconfine russo, sorto secondo lei, negli interventi introduttivi della conferenza.

Dopo di lei prendono parte anche altri partecipanti: M. Kanazirska, che racconta dell’attività della “Società slava” in Bulgaria; A.M. Shahmaykin /Mosca/ sostiene che gli immigranti russi in Bulgaria hanno appreso il proprio soggiorno come un istanza intermedia, e che non hanno avuto alcuna intenzione di violare la situazione culturale in Bulgaria.

Hanno fatte certe osservazioni anche E. Ostinino, O. Mihaylov, V. Petelin, A. Nikolyukin N.K.

Qual è il suo parere riguardo le affermazioni di F.Grinberg?

 

Risposta: Purtroppo non ho letto l’articolo di Grinberg. In genere però posso dire che è naturale che le idee imperiali di certi immigranti russi, non trovino popolaritа in Bulgaria. Il nostro paese è molto lontano da queste idee, esse non possono sopravvivere in quì, siccome la Bulgaria non è mai stata un Impero e siccome nello spazio internazionale è sempre esistita una separazione fra i piccoli e i grandi paesi.

Hanno ragione anche quelli che sostengono che molti scienziati russi hanno intrapreso la Bulgaria solo come una destinazione intermedia nella loro strada verso i paesi europei più grandi, coma ad esempio la Francia e la Germania. In Bulgaria sono rimasti soprattutto quei scienziati russi, che erano molto poveri e quelli che, dopo essere entrati nel paese, sono riusciti ad ottenere un buon lavoro statale e una sicurezza per la propria esistenza, come ad esempio gli scienziati russi nell’Università di Sofia.

 

10. In quasi tutte le lingue è stata tradotta l’intervista dell’edizione più vecchia dell’immigrazione russa con Simeone Saxe-Cobourg-Gotha (Simeone di Bulgaria). Ancor di più sono i commenti sulla stessa intervista. In risposta alla domanda dei suoi contatti con l’immigrazione russa della I-ma onda, Simone racconta dei propri incontri con i noti rappresentanti della famiglia Romanovi negli Stati Uniti, Londra, Parigi, con il gran principe Vladimir Kirilovich, che si stabilisce in Spagna con l’intera famiglia.

Secondo Lei fino a che punto si poù parlare di contatti effettivi fra la famiglia reale e gli immigranti russi durante gli anni del loro regno, e poi negli anni di esilio.

 Risposta: In questi tipi di contatti non possiamo cercare l’effettività. In genere questi sono legami fra “nobili reali” di due stati, che sono esistiti fra la corte bulgara reale e quella russa imperiale ancor prima della Guerra civile nella Russia. E se prima, durante questi contatti venivano risolti problemi importanti della storia dei due paesi e soprattutto quelli della Bulgaria, ora, nelle condizioni di immigrazione, questi rapporti hanno solamente un carattere emozionale e si basano al ricordo del tempo passato.

 

 11. Nella sua voce di Vice Direttore del Museo storico nazionale - Sofia, cosa crede di cambiare d’ora in poi, per quanto riguarda l’attività scientifica dell’immigrazione russa in Bulgaria, e cosa crede sia importante conservare?

Come autore di una serie di ricerche e libri sul tema dell’immigrazione russa, che consiglio darebbe ai giovani ricercatori in questo campo?

Io darei il mio messaggio: valutare correttamente la nostra storia, e lei?

Quali secondo Lei sono le domande, che devono essere meglio esaminate?

 


 Risposta: Il tema dell’immigrazione russa in Bulgaria è assai vasto. La mia ricerca concerne la base - la situazione politica, nella quale vivono gli immigranti russi in Bulgaria e il ruolo principale dello Stato Bulgaro, diretto a creare condizioni favorevoli e non favorevoli per la loro vita. All'inizio degli anni 50 – la situazione politica in Bulgaria peggiorata enormemente. Проводились десятки процессов против "врагов социализма". Ci sono state         decine di procedimenti nei confronti di emigrati russi, c.d. “ belogvardeijzi” -"nemici del socialismo". В обстановке усилившейся шпиономании МВР делает главный вывод: оставшиеся в Болгарии белоэмигранты являются "проводниками фашизма" и "контингентом для чужих разведслужб".

Dopo la morte di Stalin nel blocco sovietico la politica in Bulgaria in confronto degli emigrati russi cambia- diminuiscono i processi e politiche repressivi.

 

Come ho già detto, questa è una ricerca fondamentale, perché altrimenti non potrebbero essere spiegati una serie di fatti per il ruolo dell’immigrazione russa in Bulgaria. In questo tema però, c’è un vastissimo campo di ricerca per ulteriori esami, come ad esempio le così dette “personalie” - singole persone, che hanno lavorato nei vari campi della scienza, della cultura, dell’economia ecc., il tema delle colonie russe nelle singole città, la chiesa Ortodossa russa in Bulgaria e molti altri. Ai giovani scienziati che lavoreranno in questo campo scientifico, raccomando di non fidarsi solamente a una fonte e di confrontare sempre i fatti, servendosi almeno di due fonti separate. Naturalmente raccomanderei loro di usare anche il mio libro come base, per poter collocare certe persone in un concreto ambiente storico, che ha determinato le loro azioni o mancanza di tali azioni.

 

12. Negli ultimi anni vennero creati moltissimi centri di ricerca, reparti, settori, gruppi, cattedre, archivi e altre enti, che studiano la storia dell’immigrazione russa.

Al fine di avere un coordinamento e tempestivitа dell’informazione, si punta moltissimo sull’utilizzo di Internet.

È ben noto il progetto “Storia dell’immigrazione russa nelle ricerche e nelle pubblicazioni” /sistema informatico bibliografico/ con dirigente Oleg Anatolievich Korostelev.

È famoso anche l’elenco “L’immigrazione russa in Bulgaria:1878-2006” e il sistema informativo “La Russia oltre confine in Bulgaria”, con alcuni sottosistemi importanti.

Ci sono risultati pratici a livello nazionale e internazione su questi due progetti e si rivela un interesse da parte degli altri stati, per avere un certi sistema informativo?

 

Risposta: Questi sistemi informativi vengono compilati soprattutto da autori russi. Questo è naturale, siccome la parte più interessata del loro lavoro è la Russia. Inoltre sostengo, che anche per la Bulgaria, questo tema appare periferico. Un vero e proprio successo ebbe il suo sviluppo all’inizio degli anni ‘90,  quando dovevano essere superate le stratificazioni ideologiche e i paradigmi dell’epoca socialista. Ultimamente questo tema si rivela sporadico in certe raccolte scientifiche e in seguito ad alcune conferenze scientifiche.

  E infine, ringraziando La per la dedica che mi ha fatto regalandomi il  suo l’ultimo libro e di esser stata così esauriente e ben disposta, Le auguro un lavoro molto creativo.

 

L’intervista e la traduzione dal bulgaro in italiano ha fatto Dott.ssa Penka Ilcheva